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martedì 11 gennaio 2022

M. Bonifacci, 5H 2021-22: A. Hitchcock, La finestra sul cortile

Nella "Finestra sul cortile”, film del 1954, Alfred Hitchcock presenta una trama apparentemente molto semplice.





Il fotoreporter Jefferies è bloccato in casa per un'ultima settimana di convalescenza a causa di un'ingessatura alla gamba sinistra.

La settimana sembra interminabile, in una una calda estate durante la quale Jefferies passa il tempo affacciato alla finestra del suo appartamento ad osservare le abitudini dei vicini di casa. Fra questi, c'è una coppia di  giovani sposi, una bella e provocante ballerina, un pianista squattrinato, una coppia di coniugi con un cagnolino che la notte dormono in balcone, una donna affranta dalla solitudine e, soprattutto, un tranquillo uomo di mezza età che si prende cura della moglie malata. Quando questa improvvisamente scompare, Jefferies comincia a spiare sempre più ossessivamente i comportamenti dell'uomo, convinto che in quell'appartamento sia avvenuto un omicidio.

La sua improvvisata attività investigativa incontra tuttavia molti ostacoli: in primis l’impossibilità di muoversi, seguita dalla noncuranza dell’amico detective e dalle continue interruzioni della scorbutica ma amabile infermiera Stella, che gli rimprovera spesso il suo vizio definendolo “guardone”, e della bellissima compagna Lisa Freemont. Prototipo di donna ideale, apparentemente frivola, dedita ai vestiti e alla moda, la donna si rivela più grintosa e astuta di quanto ci si aspetterebbe, entrando in azione e partecipando attivamente alle indagini, tutto in nome di un amore per Jefferies e che questi non sembra affatto meritare.

Egli infatti non si cura affatto delle sue esplicite avances, rimanendo inamovibile nel suo proposito di non sposarsi. 

Perciò il film potrebbe apparire a un primo sguardo immorale, dopotutto la vicenda riguarda la vita di un guardone, pratica di per sé riprovevole, dedito per lavoro e per inclinazione ad un voyeurismo inguaribile. La stessa figura di Lisa è un'evidente espressione di piacere visivo, che richiama costantemente l’attenzione sia dello spettatore che del protagonista anche nei momenti meno opportuni.

In realtà per il regista l'avvincente trama gialla è solo la superficie, il pretesto di una complessa riflessione che affonda le sue radici nel piacere della visione e nelle passioni dello sguardo, dimostrando come il cinema sia la finestra voyeuristica per eccellenza, legato cioè ai desideri visivi.  

Con una singolare ironia, che domina tutto il film, Hitchcock gioca con i suoi personaggi, con la realtà e la finzione, incurante talvolta della verosimiglianza.

Il regista vuole sottolineare la distanza da ciò che Jeff guarda e ciò che accade realmente, facendo sì che lo spettatore si immedesimi nel povero fotografo immobile, assumendo la sua prospettiva grazie ai veloci giochi di inquadrature. 

L’immobilità del protagonista che traduce quella dello spettatore si infrange solo nel finale, quando l'assassino irrompe nella casa di Jefferies. Solo allora il fotoreporter partecipa in prima persona alla vicenda per difendersi dall’aggressione di Thorwald. 

La troppa intraprendenza e imprudenza del protagonista, però, non restano impunite, e cadendo dalla finestra a seguito della lotta con l’uomo, Jefferies si rompe anche l’altra gamba, prolungando ulteriormente il supplizio che stava giusto per finire.

Prevalgono quindi nettamente le azioni e le immagini sui dialoghi, e l’impressione generale è quella di un film leggero, privo di ogni elemento inutile: essenziale, equilibrato ed estremamente gradevole, anche e soprattutto per la magistrale bravura ed eleganza del cast, in cui spiccano James Stewart e Grace Kelly, che in quanto a classe e talento sono da sempre oggetto di ammirazione e invidia nel mondo del cinema. 


G. Cricca, 5H 2021-22: Vasco Rossi, Sally

 



Sally cammina per la strada senza  nemmeno  A

Guardare per terra  B

Sally è una donna che non ha più voglia  C

Di fare la guerra B

Sally ha patito troppo E

Sally ha già visto che cosa F

Ti può crollare addosso G

Sally è già stata punita H

Per ogni sua distrazione o debolezza I

Per ogni candida carezza I 

Tanto per non sentire l'amarezza  I


Senti che fuori piove

Senti che bel rumore


Sally cammina per la strada, sicura

Senza pensare a niente

Ormai guarda la gente

Con aria indifferente

Sono lontani quei momenti

Quando uno sguardo provocava turbamenti

Quando la vita era più facile

E si potevano mangiare anche le fragole

Perché la vita è un brivido che vola via

È tutto un equilibrio sopra la follia

Sopra la follia  (messaggio dell’autore)



Senti che fuori piove

Senti che bel rumore


Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso

Del tuo vagare

Forse davvero ci si deve sentire

Alla fine un po' male

Forse alla fine di questa triste storia

Qualcuno troverà il coraggio

Per affrontare i sensi di colpa

E cancellarli da questo viaggio

Per vivere davvero ogni momento

Con ogni suo turbamento

E come se fosse l'ultimo   (riflessione dell’autore)


Sally cammina per la strada, leggera

Ormai è sera

Si accendono le luci dei lampioni

Tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni

Ed un pensiero le passa per la testa   

Forse la vita non è stata tutta persa  

Forse qualcosa s'è salvato

Forse davvero non è stato poi tutto sbagliato

Forse era giusto così

Forse, ma forse, ma sì  (pensiero di Sally)


Cosa vuoi che ti dica io?

Senti che bel rumore




Il brano scelto è la nota canzone Sally di Vasco Rossi. Contenuta nel disco Nessun pericolo per te, è uscita nel 1996 e nel 1999 è stata realizzata una cover da parte di Fiorella Mannoia. Il testo di grande carattere emotivo e di fama internazionale narra la storia di una donna di nome Sally che con grande forza è riuscita a superare le difficoltà della vita e che finalmente riesce a vivere spensierata, cercando la forza dentro di sé.

Il testo è suddiviso in 4 strofe libere, poiché sono composte da un numero diverso di versi, e vi è presente un ritornello, ripetuto per tre volte, contenente nella maggior parte dei casi le medesime parole. Tale ritornello è composto da due soli versi, che nelle prime due ripetizioni sono identici e settenari, a differenza dell’ultimo caso nel quale il primo verso cambia diventando novenario, e da frase affermativa si trasforma in domanda diretta. Nell’ultima strofa è presente un’anafora della parola forse

La musicalità del testo non dipende dalla presenza di rime, dato che come si può osservare nella prima strofa non è stato possibile individuare uno schema ben preciso, bensì dal forte legame tra musica e parole. Infatti, nel mentre si ascolta la canzone, è possibile notare come il suono del piano accompagni la voce del cantante. 

In tre strofe il cantante parla di Sally in terza persona: Sally cammina - Sally ha patito - Sally guarda; invece nella penultima si indirizza direttamente alla ragazza “Ma forse Sally è proprio il senso del tuo vagare”, come succede anche nei ritornelli “senti che fuori piove; Senti che bel rumore”. Nelle tre strofe nelle quali il cantante parla in terza persona della giovane si può notare come sia significativo il cambio di aggettivi usati per descrivere lo stato d’animo di Sally. Nella prima la ragazza è stanca, combattuta per le difficoltà della vita e amareggiata: dalle parole del cantante “cammina senza nemmeno guardare per terra”; “ è una donna che non ha più voglia di fare la guerra”. Anche nella musica si può ritrovare questo senso di nostalgia: il suono del pianoforte sovrasta quello della batteria, è incisivo e chiaro.

Nella seconda Sally non è più debole, ma per affrontare la vita dura e complicata decide di costruire un muro che la possa proteggere dal mondo che la circonda: guarda la gente con aria indifferente ed è sicura. In questa sicurezza però si nasconde la malinconia per quella felicità, quella vita più facile dove si potevano mangiare anche le fragole, che ormai ha perso e non sa se potrà mai ritrovare. In questo pezzo il suono della batteria si fa imponente, quasi a voler rappresentare la corazza che Sally ha indossato. In questo frangente si iniziano a sentire anche i violini, che rappresentano la forza interiore della ragazza, che non è morta e sta per rinascere.

Nell’ultima strofa invece qualcosa è cambiato, perché Sally cammina leggera e pensa che forse qualcosa s’è salvato e la vita non è tutta persa. Tutti gli strumenti suonano in armonia, nessuno prevale: le parole del cantante sono trasportate dal suono della batteria, del pianoforte e della chitarra elettrica. 

Se si ascolta un paio di volte la canzone è evidente come a partire dalla seconda strofa in poi la parte finale venga accentuata sia dal tono della voce che si fa più imponente sia dall’intensità del suono. Ciò accade perché è proprio negli ultimi versi che sono contenute delle parti fondamentali della canzone. Gli ultimi tre versi della seconda strofa racchiudono il messaggio che l’autore vuole condivide all’ascoltatore: la vita non è semplice, nasconde sempre delle insidie dietro l’angolo, ma è proprio questo suo bello; come dice Vasco è un equilibrio sopra la follia, ed è per questo che non bisogna arrendersi ma combattere. 

Come detto in precedenza, la terza strofa è quella più particolare poiché l’autore parla direttamente a Sally. Non la guarda più con gli occhi di un estraneo che osserva una donna che gli cammina davanti, bensì si comporta nei suoi confronti come se fosse suo amico. Il cantante riflette ad alta voce come se volesse far ragionare la sua amica: il senso del suo vagare sta proprio nell’affrontare questa faticosa vita, perché è  dalle difficoltà che Sally riuscirà a trovare il coraggio per vivere ogni momento, anche quello più difficile, come se fosse l’ultimo. Infine, negli ultimi versi dell’ultima strofa, non è più il cantante a parlare ma sono le parole della stessa Sally. Finalmente ha preso coraggio: si è resa conto che la vita non è facile e che sicuramente dovrà affrontare delle difficoltà; però ciò che ha passato l’ha aiutata a crescere e deve usare la forza ritrovata per rinascere e sbocciare.

La canzone si conclude con l’ultimo ritornello: in quelli precedenti in entrambi i versi il cantante parla alla ragazza come se le volesse risollevare il morale, come se cercasse di farle vedere anche il bello delle difficoltà, il lato positivo; l’ultimo invece è un dolce saluto<. il cantante amico ha fatto il suo lavoro, ha risollevato la bambina che era caduta e con una dolce frase, “senti che bel rumore”, le lascia la mano per farla camminare da sola. 


Sally è uno dei brani più amato dagli Italiani. Tutti portano nel cuore questa poesia cantata, perché grazie alla forza che essa dà all’ascoltatore, aiuta qualsiasi persona a ritrovare la motivazione e la grinta per andare avanti. Chiunque durante la sua vita si può trovare in difficoltà, perché come dice Vasco il pericolo è dietro l’angolo, è tutto un equilibrio sopra la follia. Però non dobbiamo mollare e spaventarci, ma cercare in noi stessi la forza di andare avanti. Possiamo circondarci di persone care che farebbero di tutto per strapparci un sorriso, ma dobbiamo ricordarci che la nostra felicità è dentro di noi e nessuno ce la potrà mai dare. Dobbiamo quindi svegliarci ogni mattina felici di vivere un’altra giornata e pronti a goderci ogni singolo istante, partendo da noi stessi.


domenica 9 gennaio 2022

A. Bernabei, 5H 2021-22: L’EMOZIONE NON HA VOCE DI CELENTANO

Ci sono tantissime canzoni italiane meravigliose che ascolto ripetutamente da quando sono nata, perciò è per me molto difficile sceglierne una. Tuttavia, quella in cui mi rivedo un po' di più è L’emozione non ha voce di Adriano Celentano, contenuta nell'album Io non so parlar d'amore, il cui titolo non è altro che la frase iniziale della suddetta canzone. E’ la dedica d’amore più bella di sempre: il brano parla di due persone che si amano alla follia, di quell’amore in grado di dare fuoco, di fare luce, di accendere ogni buio e coprire ogni ombra. O quello totalizzante da vivere con tutti noi stessi.

Il cantante confessa che nonostante faccia un’immensa fatica ad aprire il cuore e a esternare i suoi sentimenti, riesce comunque ad esprimere al meglio ciò che prova per la sua donna. Bellissima la frase “la mia anima si spande come musica d'estate, poi la voglia sai mi prende e si accende con i baci tuoi”. Io condivido totalmente questa visione: non è necessario dirsi sempre tutto, ma l’amore lo si dimostra con i gesti, con le accortezze, con l’atteggiamento.

L’amore in questione però, essendo così forte, a volte fa male. Così Adriano ci parla delle differenze caratteriali, delle divergenze nate tra due persone che si scontrano per quanto sono diverse. Nonostante litighino spesso, i due sono tuttavia indispensabili l’uno per l’altra: “siamo due legati dentro da un amore che ci dà la profonda convinzione che nessuno ci dividerà”.

Il protagonista si augura che il loro amore duri per sempre, mettendo come basi del rapporto l'amore, la sincerità e la fiducia. Finché tali elementi non saranno intaccati, infatti, si potrà serenamente guardare al futuro della loro vita.

La frase più conosciuta dell’intera canzone è forse questa: “Tra le mie braccia dormirai, serenamente, ed è importante questo sai, per sentirci finalmente noi”. Insomma, è quella che esprime più un senso di protezione, come fosse quasi un dovere prendersi cura della persona amata. Si tratta della forma più nobile di amore, quello che sa proteggere, quello che, ogni volta, ci fa stare bene, sentendoci pienamente noi.

Ogni strofa è un'affermazione poetica della visione dell'amore di Celentano. La musica è indubbiamente originale e suggerisce la dolcezza del testo anche più delle parole stesse, che comunque anche da sole trasmettono tanto, soprattutto per l'antitesi presente a metà canzone: “due caratteri diversi prendon fuoco facilmente, ma divisi siamo persi, ci sentiamo quasi niente”. Divisi, infatti, ci si sente totalmente persi.

Il messaggio è molto bello: l’amore completa. E’ importante che due persone siano diverse, solo così si potranno fondere assieme per dare all’altro quello che lui non ha. 
Questa canzone è insomma un testo meraviglioso, che fa davvero emozionare, accompagnato da bellissime sonorità, dal coro, ma soprattutto dalla voce unica e penetrante di Adriano.

E’ proprio vero: l’emozione non ha voce!

Y. Bosco, 5H 2021-22: Il labirinto che non c'è

Quando ero piccolo tutti parlavano tra una risata e l’altra di quel labirinto che, prima o poi, avremmo tutti attraversato. Ma io, vista la mia immaturità e la noia che mi assaliva nel sentirli parlare, mi ritiravo e mi mettevo a giocare da solo, in sala, con i miei pupazzi.

Me ne pento. Avrei dovuto ascoltare quelle loro parole, i loro consigli, analizzarli, insomma fare il possibile per facilitarmi la vita. Anche se non penso sarebbe servito a qualcosa: perché quel labirinto è fra i più intricati che ci siano e ci sono solo due modi per superarlo: o ti uccidi o avanzi. Il labirinto di cui parlo è buffo, non ha pareti o oggetti che blocchino la strada, ciò che vedi è il nulla e questo nulla mette angoscia. Non ci sono cartelli che ti aiutino ad attraversarlo e se ci fossero sarebbero lo stesso sbagliati, perché sei tu che devi scegliere dove andare. Le strade percorribili sono infinite e tutte giuste, portano ognuna a qualcosa. Pertanto, non ci sono vicoli ciechi o prove da superare. 
Ecco, fra tutti i labirinti che conosco è più simile ad un deserto. Con l’unica differenza che il caldo e il freddo lì non ci sono. Ciò che invade questo labirinto sono malinconia, vergogna, paura, timidezza e rabbia. Tutti sentimenti che ti consumano dentro finché non ti corrodono e ti ritrovi e piangere disperato, senza un apparente motivo.

Pertanto, fai un passo, poi un altro e ti sembra di avanzare, quando poi ti rendi conto di essere andato avanti di talmente poco che alla fine facevi prima a startene buono. Ma il punto è che lo devi attraversare, perché è così che funziona: al di là di quel labirinto c’è qualcosa per la quale sei disposto a fare di tutto, ma di cui non conosci realmente l’aspetto. Lo hai intravisto, lo hai udito ma mai a sufficienza da poter dire: sì lo conosco. Quel qualcosa altro non è che l’essere adulto.

Avanzare in quell’ignoto più disperato, alla ricerca di quel qualcosa ha veramente dell’eroico, perché fa male. Ciò che incontri sono solo miseri indizi di quel tuo essere adulto e tra questi, miseri insulti che mirano solo a distruggere la tua autostima. 
Il tuo stesso corpo si ribella a te ed inizia una metamorfosi assurda che neanche la bomba atomica avrebbe potuto creare: se sei donna ti si gonfia il petto manco fosse una mongolfiera, il maschio diventa terreno fertile per peli su tutto il viso. Ah, poi c’è il viso! Questo inizia una lenta e purulenta eruzione, per renderti irriconoscibile.

Infine, le sensazioni: il viaggio è talmente lungo e monotono che prima ancora che te ne renda conto sei cambiato anche dentro. Le cose che prima ti piacevano non ti appagano più, mentre altre nuove appaiono all’improvviso e non puoi controllarle. Queste cose nuove sono assurde e portano dipendenza a volte e altre volte rendono la vita talmente futile che vuoi solo farti fuori.

Ma sai che ti dico? Ne vale la pena. Perché ciò che hai dall’altra parte è cento volte più bello. E vuoi un consiglio? Magari l’avessi saputo prima. Mi sarei risparmiato trecentomila domande. Quando arrivi lì, il labirinto non cambia di molto, forse mai finirà, ma sai solo una cosa: essere adulto, che è la meta al di là del labirinto, significa riconoscere che, qualunque cosa sia accaduta, ora sta a te decidere che direzione dare alla tua vita, conscio dei tuoi limiti.

L. Liguori, 5H 2021-22: Viaggio nel labirinto

Per qualche ragione strana, appena nati veniamo catapultati in un enorme labirinto, nel quale, a seconda della piega che prenderà la vita, saremo costretti a viaggiare con una meta o a vagare casualmente, quasi come in un mondo distopico controllato che vuole mettere alla prova tutti i suoi abitanti. 
La realtà dei fatti, tuttavia, è che paradossalmente le uniche persone che viaggiano felici sono quelle senza una meta. Se si prova a domandare a coloro che dicono di avere un obiettivo, peraltro, si vedrà che non lo sapranno identificare ed è proprio per questo che essi possono essere considerati dei truffatori, bugiardi, che pensano di poter sovrastare il sistema del grande labirinto. Ma in realtà ciò che li sovrasta è la paura: il Labirinto è un luogo buio e misterioso, che incute paure e insicurezze, ed è proprio per questo che essi si rivestono di una immaginaria sicurezza per non lasciarsi sopraffare dallo sconforto che la struttura incute. 
Il labirinto non è infinito, ma allo stesso tempo nessuno sa dove termini o cosa accadrà una volta concluso il viaggio, e forse è proprio questo che manda avanti i viaggiatori: la curiosità di sapere cosa aspetterà loro. I ricercatori e gli esploratori più tenaci indagano costantemente su un numero preciso di entrate e di uscite, domandandosi quanti percorsi vi siano, quante persone siano bloccate nel labirinto e quante ce ne saranno, cosa vi è al di fuori di esso e cosa succederà dopo la fine: ma è qualcosa di troppo grande che non ha ancora dato risposte.

Il labirinto è gigantesco, finito ma allo stesso tempo infinitamente grande, e ogni parete di ogni angolo cambia aspetto: una persona non ripercorrerà mai le stesse facciate, ed è proprio per questo che, anche se ognuno di noi accelera il cammino, ansioso di trovare il finale, dovremmo goderci ogni singolo passaggio, perché esso è unico nel suo genere. 
Succede che le pareti dei primi percorsi siano più colorate, allegre e le strade più praticabili, spianate, quasi a farci credere che il labirinto sia un posto magnifico dove stare; poi piano piano le strade si riempiono di ostacoli, ciottoli, fossi, salite e discese, e non tutti riescono a superarli: non c’è nulla di più brutto dell’abbandonare un compagno di viaggio, ma si sa, a volte per trovare il proprio finale è necessario prendere decisioni non gradevoli. 
Le pareti invece saranno chiare e scure a seconda del percorso, né ci sarà mai un equilibrio preciso che permetta alle persone di stabilire come sarà la prossima strada, perché è sempre tutto instabile, ma d’altro lato stimola curiosità: se sapessimo già che ci aspetta dopo, quale sarebbe il divertimento?

I primi anni il labirinto non è così tanto spaventoso, il viaggio non inizia mai in solitudine, ma sempre in gruppo, poi pian piano che si va avanti si iniziano a perdere membri, se ne acquistano altri, si riperdono e poi si ritrovano. Per questo, alcuni diranno che il viaggio è costantemente di gruppo, ma in generale ognuno cammina per sé, per il suo finale e non per quello degli altri: non è egoismo, ma solo la grandissima legge generale che accomuna tutti gli esseri umani e proprio per questo dovremo imparare a non avere paura di stare da soli.

Però, più in generale durante il lungo percorso si incontreranno viaggiatori di tutti i tipi, i più strani, i più buoni, i più cattivi, i più lontani, ma i migliori sono forse i più vissuti, i quali avranno avventure da raccontare, migliaia di pareti da descrivere e insegnamenti da impartire. Ma bisogna fare attenzione, non è l’aspetto a decretare l’esperienza: i più saggi non sono coloro che hanno percorso più strade, bensì coloro che se ne sono godute di più.

A volte nei percorsi ci si può fermare, fare una pausa e ammirare le pareti più belle, così si avrà qualcosa da raccontare; molte volte corriamo, andiamo di fretta, cerchiamo di scavalcare imbrogliando, credendo che sia una gara a chi arriva primo, a chi percorre più strade o a chi arriva più lontano e non pensando che forse ciò che c’è di più bello è arrivare piano, alla fine del grande labirinto, con il sorriso pieno di ricordi e la consapevolezza di aver vissuto bene e non con il fiatone della corsa.

Il grande labirinto della vita va visto come l’esperienza dei tanti viaggi e dei tanti percorsi, e non come il raggiungimento frettoloso di una meta, perché la vita è fatta per vivere e non sopravvivere.




giovedì 3 giugno 2021

Greta Cricca, 4H 2020-21: Tancredi e Clorinda, il peso del rimpianto

Nella nostra vita non sempre tutto va come dovrebbe andare. Siamo messi costantemente di fronte a delle scelte da prendere, a delle lotte da combattere e ad ostacoli da superare, e a volte può capitare di sbagliare. Penso che almeno in un’occasione ci siamo trovati ad agire contro la nostra volontà o a capire che forse la nostra azione avrebbe fatto del male a qualcuno.

Dopo la perdita di una persona o di qualcosa a noi molto caro nasce il rimpianto, una forte e devastante nostalgia che inizia ad accompagnarci nelle nostre giornate, restando immobile nella nostra testa, fisso tra i pensieri. Di fronte al rimpianto neanche il presente riesce a vincere, perché le  armi che la grande nostalgia usa sono fatte di puro benessere, proprio quel benessere che prima sollevava il nostro animo ma che adesso ci provoca dolore.

Nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso il cavaliere Tancredi, innamorato della giovane Clorinda, è stravolto dal rimpianto. Si ritrova a duellare con Clorinda, senza però averne la consapevolezza. Il finale dello scontro è tragico poiché il giovane, preso dall’ira, uccide l’avversario, rendendosi conto troppo tardi di aver trafitto il cuore della sua amata. Impietrito dal dolore, lo spirito di Tancredi viene travolto dalla disperazione e crolla accanto alla sua Clorinda. Tancredi non avrebbe mai voluto liberarsi di quell’amore che tanto gli turbava il cuore, ma l’istinto è stato più forte della ragione e l’ha fatto agire senza riflettere.

Nella società di oggi penso che ci siano tanti Tancredi, persone affrante dal ricordo di qualcosa ormai perduto, che si abbandonano alla disperazione, senza poter godere del presente. Soprattutto noi giovani siamo soggetti a questo turbamento, forse perché l’adolescenza è un periodo molto delicato e ricco di avvenimenti.

L’amore vince il primo posto delle cause principali del rimpianto.. Innamorarsi è sicuramente una delle sensazioni più belle che si possano provare: quel senso di protezione, accettazione e felicità che solo una persona amata ti può dare. La parte più ardua però sta nel riuscire a lasciare andare chi ami, quando tu non vorresti ma lei invece sì. Sembra come se si perdesse un pezzo della persona che siamo diventati. Però anche se fa male e i primi tempi ci sentiamo soli, forse lasciar scorrere è la scelta migliore. Non bisogna guardarla come una perdita, bensì dobbiamo semplicemente chiudere dentro un cassetto del nostro cuore tutti i ricordi che abbiamo con quella persona, e pensare a quei momenti con pura felicità.

Il rimpianto è un sentimento che provoca solo dolore, senza portare niente di positivo. Quindi l’unico modo per combatterlo è affrontare tutte le sfide e le battaglie col sorriso, grinta e forza di volontà. Non saremo noi ad essere schiacciati da questo soffocante e pesante sentiment , bensì prenderemo il controllo e porteremo alla vittoria il nostro esercito.

Qualsiasi cosa richiede impegno e fatica, ma se il desiderio è più grande della paura di fallire o di stare male, il risultato sicuramente ripagherà l’azione. 


Aurora Negrini, 4H 2020-21: Tancredi e Clorinda: perché ci riguarda?

Il testo Il duello tra Tancredi e Clorinda è molto significativo sotto tanti aspetti. La scena si svolge al di fuori delle porte di Gerusalemme e notiamo Clorinda che è rimasta fuori dalle mura della Città e dunque decide di mischiarsi tra i cristiani per scappare, ma la donna non sfugge a Tancredi, il quale vede in lei il guerriero che aveva ucciso il suo amico Argante. Quindi decide di sfidare il guerriero in un duello ma dopo una notte intera passata a combattere, l’uomo si accanisce con maggiore violenza sulla donna, fino a ucciderla.


Clorinda si accascia al suolo, ma prima di morire chiede a Tancredi il battesimo, dato che questo era il suo ultimo desiderio.

La disperazione ben presto prende il sopravvento nell’animo di Tancredi, che è assalito dal dolore, dal rimorso per ciò che ha fatto e dal rimpianto.

Questi sentimenti, e in particolare il rimpianto ovvero il ricordo nostalgico e dolente di persone o cose perdute, sono molto diffusi nella società attuale, e in particolare nei giovani. Durante l’età adolescenziale, essi tendono ad avere i primi amori e le prime esperienze, e naturalmente con la crescita spesso cambiano questi sentimenti e capita che in una coppia una delle due parti voglia interrompere il rapporto. Ovviamente l’altra persona può rimanerci male e provare un grande sentimento di rimpianto e di dolore, ripensando a tutti i momenti belli passati, anzi, spesso si può anche pensare che un amore così non torni più.
E’ proprio grazie a questi momenti che si inizia a crescere e ad essere più forti, e non bisogna pensare che il presente e il futuro non ci possano offrire altre occasioni, perché non è così. Per noi  giovani è solo l’inizio della vita, abbiamo un mondo davanti, con tante occasioni e possibilità; quindi è necessario liberarsi dai rimpianti per poter andare avanti e continuare.
Sicuramente un modo per liberarsi dai rimpianti può essere pianificare la nostra vita, imponendoci  degli obiettivi, sperimentare cose nuove, fare qualcosa che possa segnare un nuovo inizio, ma soprattutto bisogna viversi il momento e pensare al presente, senza rimuginare sul passato.
Ovviamente tutti i momenti adolescenziali vanno ricordati, non bisogna eliminarli, ma devono solamente rimanere un ricordo bello nella nostra mente e non devono essere un ostacolo per vivere la nostra vita futura, la quale conta davvero.

martedì 11 maggio 2021

Bianca Bolognini, 4H 2020-21: Al rimpianto non si è mai sottratto nessuno

 “Al rimpianto non si è mai sottratto nessuno”, ecco un famoso aforisma. 

Personalmente sono d’accordo con questa affermazione, poiché, dal momento che il rimpianto si definisce come un ricordo nostalgico di qualcuno o di qualcosa che però nel presente si è perduto, ritengo che ogni uomo, in diverse fasi della sua vita, ne sia vittima.

Quante volte mi è capitato di esclamare: "Chissà se avessi fatto quella scelta?”. In questo modo rimango però bloccata, come in una bolla di vetro, che mi permette soltanto di riflettere e di dubitare su come sarebbe potuta andare una determinata cosa, se solo l’avessi gestita diversamente.

I miei pensieri sono dunque limitati dalla sfera del passato, non vivrò il mio presente con la giusta motivazione, con la giusta voglia di vivere la vita. 

Pian piano rimpiangerò questi limiti imposti da me stessa, pensando di non essermi goduta a pieno le mie giornate, passate a ragionare sui miei errori.


Forse però a volte il rimpianto potrebbe rappresentare anche una sorta di scudo e di corazza per noi stessi. Quante volte può capitare, per esempio, di vivere un periodo molto buio e di cercare quindi di nascondere la propria tristezza con un ricordo bello del passato?

A me moltissime volte, specialmente in questo periodo di pandemia.

I primi giorni di lockdown mi rifugiavo a pensare a tutti i momenti belli che avevo vissuto prima, a tutte le fantastiche esperienze che avevo fatto. 

Tutto ciò mi dava forza e coraggio per affrontare questa fase della mia vita complicata. Pensare che un giorno avrei potuto rivivere tutto questo, anche con più gioia e serenità, mi spingeva a sopportare tutte le criticità.


Il rimpianto è dunque un sentimento che, a mio parere, caratterizza tutti al giorno d’oggi. Tutti ne sono vittima.

A volte può essere soltanto un ricordo nostalgico che non ci permette di valorizzare il nostro presente, a volte invece può anche rappresentare uno scudo e una corazza per noi stessi, un aiuto per darci l’energia per superare i momenti difficili.

Ma è possibile liberarsi dai rimpianti? 

Ciò che ci fa stare stare bene non è una situazione contingente, ma qualcosa che ognuno si crea per sé stesso. 

Rimanere ancorati al passato non ci permette di crescere e di realizzare un presente soddisfacente. Bisognerebbe utilizzare quello che c’è stato di buono come fondamenta per quel che sarà, tenendo perciò conto che qualunque cosa può riservare degli imprevisti che fanno comunque parte dell’esperienza stessa.


Sara Crispino, 5H 2021-22: La cavalla storna di Pascoli e il rapporto tra letteratura e giustizia

Nell'articolo Pascoli spiegato dai ragazzi,  pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 2012, l’autrice Melania Mazzucco spiega come...