martedì 11 gennaio 2022

M. Bonifacci, 5H 2021-22: A. Hitchcock, La finestra sul cortile

Nella "Finestra sul cortile”, film del 1954, Alfred Hitchcock presenta una trama apparentemente molto semplice.





Il fotoreporter Jefferies è bloccato in casa per un'ultima settimana di convalescenza a causa di un'ingessatura alla gamba sinistra.

La settimana sembra interminabile, in una una calda estate durante la quale Jefferies passa il tempo affacciato alla finestra del suo appartamento ad osservare le abitudini dei vicini di casa. Fra questi, c'è una coppia di  giovani sposi, una bella e provocante ballerina, un pianista squattrinato, una coppia di coniugi con un cagnolino che la notte dormono in balcone, una donna affranta dalla solitudine e, soprattutto, un tranquillo uomo di mezza età che si prende cura della moglie malata. Quando questa improvvisamente scompare, Jefferies comincia a spiare sempre più ossessivamente i comportamenti dell'uomo, convinto che in quell'appartamento sia avvenuto un omicidio.

La sua improvvisata attività investigativa incontra tuttavia molti ostacoli: in primis l’impossibilità di muoversi, seguita dalla noncuranza dell’amico detective e dalle continue interruzioni della scorbutica ma amabile infermiera Stella, che gli rimprovera spesso il suo vizio definendolo “guardone”, e della bellissima compagna Lisa Freemont. Prototipo di donna ideale, apparentemente frivola, dedita ai vestiti e alla moda, la donna si rivela più grintosa e astuta di quanto ci si aspetterebbe, entrando in azione e partecipando attivamente alle indagini, tutto in nome di un amore per Jefferies e che questi non sembra affatto meritare.

Egli infatti non si cura affatto delle sue esplicite avances, rimanendo inamovibile nel suo proposito di non sposarsi. 

Perciò il film potrebbe apparire a un primo sguardo immorale, dopotutto la vicenda riguarda la vita di un guardone, pratica di per sé riprovevole, dedito per lavoro e per inclinazione ad un voyeurismo inguaribile. La stessa figura di Lisa è un'evidente espressione di piacere visivo, che richiama costantemente l’attenzione sia dello spettatore che del protagonista anche nei momenti meno opportuni.

In realtà per il regista l'avvincente trama gialla è solo la superficie, il pretesto di una complessa riflessione che affonda le sue radici nel piacere della visione e nelle passioni dello sguardo, dimostrando come il cinema sia la finestra voyeuristica per eccellenza, legato cioè ai desideri visivi.  

Con una singolare ironia, che domina tutto il film, Hitchcock gioca con i suoi personaggi, con la realtà e la finzione, incurante talvolta della verosimiglianza.

Il regista vuole sottolineare la distanza da ciò che Jeff guarda e ciò che accade realmente, facendo sì che lo spettatore si immedesimi nel povero fotografo immobile, assumendo la sua prospettiva grazie ai veloci giochi di inquadrature. 

L’immobilità del protagonista che traduce quella dello spettatore si infrange solo nel finale, quando l'assassino irrompe nella casa di Jefferies. Solo allora il fotoreporter partecipa in prima persona alla vicenda per difendersi dall’aggressione di Thorwald. 

La troppa intraprendenza e imprudenza del protagonista, però, non restano impunite, e cadendo dalla finestra a seguito della lotta con l’uomo, Jefferies si rompe anche l’altra gamba, prolungando ulteriormente il supplizio che stava giusto per finire.

Prevalgono quindi nettamente le azioni e le immagini sui dialoghi, e l’impressione generale è quella di un film leggero, privo di ogni elemento inutile: essenziale, equilibrato ed estremamente gradevole, anche e soprattutto per la magistrale bravura ed eleganza del cast, in cui spiccano James Stewart e Grace Kelly, che in quanto a classe e talento sono da sempre oggetto di ammirazione e invidia nel mondo del cinema. 


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