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giovedì 27 maggio 2021

Greta Crous, Giulia Massari, Sara Pagnozzi e Valentina Zheng, 3A 2020-21: Donna e lavoro

 

La condizione della donna sul lavoro: 

l’uguaglianza che non c’è



La realizzazione di una piena parità di diritti tra uomini e donne nel nostro paese è ancora oggi lontana, nonostante la copiosissima produzione normativa che ha tentato, nell’ultimo secolo, di promuovere il processo di emancipazione della donna. 

Costituzione italiana (1348): 

  •  Art. 3 - Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” -> esprime chiaramente la parità di condizione della donna in generale.


  • Art. 37-  “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità della retribuzione.” -> PARITÀ NEL CAMPO LAVORATIVO


  • Art. 48 - “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.” -> PARITA' NEI DIRITTI POLITICI


  • Art. 51 -”Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.” -> PARITA' DI ACCESSO AGLI UFFICI PUBBLICI





Diritti poi ribaditi:

  • nello Statuto delle Nazioni Unite (1945),
  • nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948)
  • e nella Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979).



  • Le donne sono però oggetto di continue discriminazioni → perciò il legislatore deve intervenire per realizzare i principi nei rapporti sociali, in ambito lavorativo e di partecipazione pubblica. 

  • Motivo di questa difficoltà: secoli di patriarcato e cultura maschilista.

  • La vexata quaestio della parità di retribuzione tra uomini e donne fornisce un esempio di resistenza dei costumi rispetto alle leggi: fino al 1934 le retribuzioni femminili erano inferiori, in media, del 60% rispetto a quelle degli uomini. Tuttavia, a partire dal 1957, venne garantita la parità di remunerazione→ principio affermato nel Trattato di Roma (art.119).

  • Sulla base di questo principio, vennero inoltre emanate, a cominciare dal 1975, una serie di direttive da parte della Comunità Europea.

  • La legge 125/1991 dispose la promozione di azioni positive a favore delle donne, per la realizzazione di pari opportunità riguardo all’accesso, alla carriera e alle retribuzioni in campo lavorativo. 

  • Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, adottata dal Parlamento nel 1989→ combattere le discriminazioni basate sul sesso.

  • Trattato di Nizza e Direttiva 2000/43/CE→ interventi per rafforzare il divieto di discriminazioni nei luoghi di lavoro.

  • Oggi, però, la retribuzione mensile delle donne continua ad essere inferiore di circa il 20% rispetto a quella degli uomini.

  • Lo stesso discorso vale anche per il tasso di occupazione delle donne, che rimane nettamente inferiore rispetto a quello degli uomini. 


  • Bisogna compiere ogni sforzo necessario per garantire il massimo livello di partecipazione delle donne nel mondo del lavoro → presupposto necessario per lo sviluppo del sistema produttivo.

  • Obiettivi principali del nostro sistema → la liberazione della donna dalla scelta tra maternità e carriera professionale.

  • Dati raccolti dal CNEL → tra le madri lavoratrici il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari → invece 3% i padri.

  • Dal 1973 in poi le dimissioni in bianco coincidono con la quasi totalità delle interruzioni a seguito della nascita di un figlio.

  • Le donne sono più sottoutilizzate degli uomini, soprattutto se laureate (40% contro 31%).

  • Dati del XVI Rapporto sul Profilo dei laureati italiani → emerge che tra i laureati del 2013, la componente femminile è nettamente più elevata → 60% dei laureati è donna.

  • 45% contro il 40% degli uomini → quota delle donne che si laureano in corso.

  • Voto medio di laurea →  103,3 su 110 per le donne e 101,0 per gli uomini.

  • Ad un anno dalla laurea magistrale → trova lavoro il 42% delle laureate contro il 58% dei colleghi maschi.

  • A 5 anni dalla laurea → queste differenze si confermano: lavorano 78 donne su cento e 85 uomini su cento.


  • Dati dell’ISTAT: In Italia ogni donna dedica 19,2% della propria giornata ai lavori domestici ≠ gli uomini solo 7,4%. 

  • Il nostro contesto sociale è condizionato da ruoli stereotipati, 

  • ed è dunque necessario lavorare ancora per eliminare la società patriarcale, cercando di educarci a riconoscere anche le più piccole discriminazioni che le donne devono vivere quotidianamente → il fine è di acquisire una visione riformatrice della condizione della donna

Asia Monteleone, Benedetta Monteleone, Martina Mortelliti, 3A 2020-21: LA CONDIZIONE DELLA DONNA SUL LAVORO

 1. La realizzazione di una piena parità di diritti tra uomini e donne nel nostro paese è ancora lontana 

2. Nonostante l'esistenza di articoli della Costituzione che garantiscono i diritti delle donne, queste hanno continuato (e continuano) ad essere oggetto di gravi discriminazioni, per cui il legislatore è dovuto intervenire più e più volte affinché questi principi trovassero effettiva realizzazione nei rapporti sociali, in particolare in ambito lavorativo e di partecipazione pubblica.

 

 3. L'ostacolo principale alla piena e concreta attuazione del principio di parità tra uomini e donne ha natura prettamente culturale e affonda le proprie radici in una concezione che risale ad epoche antichissime. 

4. La vexata quaestio della parità di retribuzione tra uomini e donne fornisce un chiaro esempio di questa resistenza. 

 

5. Nel 1943 le retribuzioni femminili erano inferiori, in media, del 60% rispetto a quelle maschili.

6. Nel 1956 la legge 741 intervenne sulla parità di remunerazione.

 

 7.La Comunità Europea, iniziò, dal 1975, ad emanare una serie di direttive aventi ad oggetto la parità di retribuzione e di trattamento tra lavoratori e lavoratrici  

8. La l. 125/1991 dispose la promozione di azioni positive a favore delle donne per la realizzazione di pari opportunità riguardo all'accesso, alla carriera e alle retribuzioni in campo lavorativo.

 

9.  Nel 1989 il Parlamento Europeo adottò la Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, con la quale venne ribadita la necessità di combattere ogni forma di discriminazione basata sul sesso.

10. Il Trattato di Nizza (art. 20)  rafforza il divieto di discriminazione per sesso ed età nei luoghi di lavoro.

 

11. Oggi, la retribuzione netta mensile delle donne, a parità di mansioni, continua ad essere inferiore di circa il 20% rispetto a quella degli uomini.

 

12. Occorre compiere ogni sforzo necessario per garantire il massimo livello di partecipazione delle donne al mondo del lavoro.

 

13. Occorre ottenere la liberazione della donna dalla scelta (quasi forzata) tra maternità e carriera professionale.
Oggi, infatti, tra le madri lavoratrici il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari contro il 3% dei padri.

 

14. Inoltre, le donne sono più sottoutilizzate rispetto agli uomini, soprattutto se laureate. Infatti, le differenze di genere influenzano in modo significativo le dinamiche occupazionali: trova lavoro il 42% delle laureate, contro il 58% dei colleghi maschi.

 

15. Ogni donna in Italia dedica il 19,2% della propria giornata ai lavori domestici. 


ARTICOLO 37 ( Costituzione italiana) 

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

ARTICOLI DELLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’ UNIONE EUROPEA

 

ARTICOLO 20

il diritto alla parità di opportunità e di eguale trattamento nell’accesso al lavoro, nelle condizioni di impiego e di lavoro (ivi compresa la retribuzione), nella tutela in caso di licenziamento e reinserimento professionale, nell’orientamento, nella formazione professionale nonché nelle progressioni di carriera, comprese le promozioni.

 

ARTICOLO 21

È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.

 

ARTICOLO 23

 

La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione.
Il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

Sofia Caracciolo di Torella, Linda Castellucci, Sofia Gardini, Vittoria Musso, 3A 2020-21: Donna e lavoro

 La condizione della donna sul lavoro


Possiamo innanzitutto constatare che la realizzazione di una piena parità di diritti tra uomini e donne nel nostro paese è ancora oggi lontana. Nell’ultimo secolo e mezzo la legge ha tentato di sostenere il processo di emancipazione della donna. In particolare, la nostra Costituzione ha posto il principio di uguaglianza tra i primi nell’elenco dei diritti fondamentali dell’uomo: a proposito di ciò gli articoli 3, 37, 48 e 51 richiamano espressamente la condizione della donna. Questi principi, che sostengono la pari dignità sociale di tutti i cittadini, li troviamo ribaditi anche in varie fonti sovranazionali ratificate dal nostro paese.

Ecco dunque alcuni brani dei sunnominati articoli della Costituzione:

Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Articolo 37: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

Articolo 48: il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività.

Articolo 51: Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.


Nonostante il dettato costituzionale e delle carte dei diritti, le donne continuano però ad essere oggetto di gravi discriminazioni, per cui il legislatore è dovuto intervenire più e più volte affinché questi principi trovassero effettiva realizzazione dopo secoli di patriarcato inveterato e di cultura maschilista, tanto nei rapporti sociali, quanto in ambito lavorativo. Infatti, si può affermare che l’ostacolo principale alla piena e concreta attuazione del principio di parità tra uomini e donne abbia natura prettamente culturale.


La vexata quaestio è ben esemplificata dal problema della parità di retribuzione tra uomini e donne.

Fino al 1943 le retribuzioni femminili erano inferiori, in media, del 60% rispetto a quelle maschili. Successivamente intervenne una legge sulla parità di remunerazione, e anche la Comunità Europea iniziò ad emanare una serie di direttive per la parità di retribuzione e di trattamento tra lavoratori e lavoratrici. Nel 1989 il Parlamento Europeo adottò la Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, con la quale venne ribadita la necessità di combattere ogni forma di discriminazione basata sul sesso. Infine, più recentemente, il Trattato di Nizza è intervenuto per rafforzare il divieto di discriminazione per sesso ed età nei luoghi di lavoro.

Nonostante la notevole mole di interventi legislativi, oggi, la retribuzione netta mensile delle donne, a parità di mansioni, continua ad essere inferiore di circa il 20% rispetto a quella degli uomini.

A questo proposito si può ricordare l'Articolo 20: Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, anche sulla base del rapporto di cui all'articolo 19, comma 5, nonché delle indicazioni fornite dal Comitato nazionale di parità, presenta in Parlamento, almeno ogni due anni, d'intesa con il Ministro per le pari opportunità, una relazione contenente i risultati del monitoraggio sull'applicazione della legislazione in materia di parità e pari opportunità nel lavoro e sulla valutazione degli effetti delle disposizioni del decreto. 

 

La partecipazione delle donne al mondo del lavoro è anche un tassello fondamentale del sistema produttivo. L’ostacolo più consistente è rappresentato dalla forzata necessità per la donna di scegliere tra maternità e carriera professionale: il 30% delle donne interrompe il lavoro per motivi familiari, contro il solo 3% degli uomini. 

Inoltre, nonostante i dati segnalino che il numero di donne che consegue la laurea sia più alto rispetto a quello degli uomini (60% del totale), e che i risultati siano in media più alti, trovano lavoro ad un anno dalla laurea il 58% dei neo laureati uomini contro il 42% delle donne, e a 5 anni dalla laurea trova lavoro il 78% delle donne contro l'85% degli uomini. 

Ulteriori dati mostrano come l'Italia sia il paese industrializzato con il divario maggiore di ore settimanali spese nelle faccende domestiche tra uomo e donna (circa 20 settimanali per le donne, contro 6 per gli uomini).

Una lettura critica di questi dati conferma quanto finora sostenuto, ovvero che viaggiano in parallelo un’energica affermazione di uguaglianza ed una forma mentis che muove in senso contrario. 

Occorre perciò lavorare a fondo, destrutturando l’assetto sociale piramidale del patriarcato, mettendo in discussione le nostre convinzioni, indirizzandole verso una visione riformatrice della donna, finora condizionata anche in ambiti di espressione personale come la sessualità.

 


Miriam Asif, Margherita Bettazzi, Martina Brusori, Vittoria Corciulo e Tina Silverio, 3A 2020-21: La condizione della donna sul lavoro: l’uguaglianza che non c’è

 La condizione della donna sul lavoro: l’uguaglianza che non c’è

  1. Nonostante gli articoli citati in seguito, in Italia la parità tra uomo e donna, soprattutto in ambito lavorativo è ancora una realtà lontana, causata dalla radicata cultura maschilista. 

  2. Queste differenze possiamo notarle in vari fattori: nella retribuzione, nel tasso di attività femminile minore e nella percentuale di donne laureate che non trovano lavoro. 

  3. Ad oggi le retribuzioni salariali date alle donne sono inferiori del 20% rispetto agli uomini. 

  4. Un altro dato importante è la percentuale di attività femminile che si riduce al 47,2%, nonostante ci siano molte donne laureate. 

  5. Le donne sono inoltre tenute a scegliere forzatamente tra maternità e carriera, indice di un radicato stereotipo dei ruoli che vede ancora oggi la donna come casalinga. 


Articoli che citano la condizione della donna nel lavoro: 


Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.


Art. 48

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. 


Art. 51 

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.


Giulia Barboni, Francesca Pedretti e Ginevra Gamberini, 3A 2020-21: Donne e lavoro

art. 3 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.


art. 37 

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.


art. 48 

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività.


art. 51 

Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.


Tutti questi principi affermati negli articoli della Costituzione della Repubblica Italiana sono riconosciuti anche dalle Nazioni Unite (1945).

Tuttavia, anche se per iscritto le donne ora sono dichiarate pari agli uomini, nella vita comune sono oggetto di discriminazioni, soprattutto in ambito lavorativo e pubblico. Infatti si può dire che l’unico ostacolo alla parità di sessi è la cultura, che influisce nei rapporti tra i sessi tanto che non si capisce come sia possibile progredire, e non tornare indietro. 


Legge Ordinaria n. 741 del 22/05/1956 

Ratifica ed esecuzione delle Convenzioni numero 100, 101 e 102 adottate a Ginevra dalla 34a e dalla 35a Sessione della Conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro.

Legge 10 aprile 1991, n. 125 Azioni positive per la realizzazione della parità' uomo-donna nel lavoro.

Direttiva 2000/43/CE del Consiglio

che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica


Fino al 1943 le retribuzioni femminili erano inferiori, in media, del 60% rispetto a quelle maschili. Nel 1989 il Parlamento Europeo adottò la Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, con la quale venne ribadita la necessità di combattere ogni forma di discriminazione basata sul sesso. Oggi, la retribuzione netta mensile delle donne, a parità di mansioni, continua ad essere inferiore di circa il 20% rispetto a quella degli uomini.

Invece, se ci riferiamo  all’occupazione, nel 1976 il tasso di attività femminile era del 31%, nel 1996 del 45,9% e nel 2015 del 47,2%.

Oltre a ciò, uno degli obiettivi principali del nostro sistema dovrebbe essere, a questo punto, la liberazione della donna dalla scelta tra maternità e carriera professionale, dato che, tra le madri lavoratrici, il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari contro il 3% dei padri che fa altrettanto.


Tra i laureati del 2013 la componente femminile è nettamente più elevata, rappresentando il 60% dei laureati, come la percentuale delle donne che si laureano in corso; anche  il voto medio di laurea è più elevato.

Le differenze di genere influenzano però in modo significativo le dinamiche occupazionali: trova lavoro solo il 42% delle laureate contro il 58% dei colleghi maschi. 

Per giunta, le donne impiegano circa 20 ore in più degli uomini, a settimana, nei lavori domestici. Questo mostra che il nostro contesto sociale è ancora oggi fortemente condizionato da ruoli stereotipati: occorre quindi eliminare il patriarcato tramite una visione riformatrice della condizione della donna. 


Sara Crispino, 5H 2021-22: La cavalla storna di Pascoli e il rapporto tra letteratura e giustizia

Nell'articolo Pascoli spiegato dai ragazzi,  pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 2012, l’autrice Melania Mazzucco spiega come...