Il brano “Il concilio dei demoni” tratto dall’opera La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso descrive il concilio voluto da Satana per decidere insieme ai suoi demoni come far fronte alle forze cristiane che vogliono liberare il Santo Sepolcro.
Il testo si può suddividere in 4 sequenze principali: il richiamo dei demoni (I-III ottava); la descrizione delle anime infernali e di Satana ( IV-VIII); il discorso del re degli inferi (IX-XII), con l’esortazione al combattimento (XIII).
Nella prima sequenza Satana, colmo di ira nel vedere i cristiani che si preparano al combattimento, fa richiamare i demoni col suono della tromba infernale, un rumore così forte che mai la terra aveva tremato in quel modo.
Successivamente la narrazione si compone di ottave descrittive. Nella IV e V ottava sono rappresentate le divinità infernali: una pura mescolanza tra creature animalesche e caratteristiche umane. Nella V ottava vi è una “poesia dei nomi”, nella quale si possono riconoscere alcune figure tipiche, come Polifemi, Gerioni, Centauri, Chimere, Sfingi, Arpie. Invece, le ottave che seguono, dalla VI all’VIII, descrivono Satana, seguendo l'iconografia tradizionale.
Nelle ottave successive Satana ripercorre la vittoria di Dio sulle forze del male, al quale però non riconosce la grandezza dell’impresa bensì affida al "caso" il motivo della sua vittoria. Inoltre ricorda anche la creazione dell’uomo e la discesa di Gesù negli Inferi per liberare le anime. Nella seconda parte del discorso, contenuta nelle ultime due ottave, Satana mostra la sua grande capacità oratoria, proponendo una serie di domande retoriche agli ascoltatori che coinvolge emotivamente e sposta l’argomentazione dal passato al presente. I demoni si sentono offesi per l’invadenza divina nei loro territori e le domande retoriche puntano ad accendere negli ascoltatori le passioni. Le domande diventano sempre più dirette e concise e infine nell’ultima ottava Satana incita alla guerra i suoi demoni, poiché in loro l’eroismo non sono ancora spenti, nonostante le sconfitte subite.
Analizzando più a fondo il testo, la prima ottava racchiude una contrapposizione morale tra i valori cristiani e quelli infernali. Il demonio, nel vedere i cristiani orgogliosi per la prima vittoria ottenuta, prova un senso di invidia e frustrazione, si morde il labbro ed emette un grande lamento. Perciò richiama all’ordine tutti i suoi seguaci, che giungono accalcati in diverse folle.
L’ambientazione infernale è immensa, buia, rumorosa, cupa. Tasso utilizza le espressioni “ombre eterne”, “enormi caverne oscure”, “l’aria nera rimbomba” per descrivere tale luogo. Sono effetti fonici. A seguire, la descrizione passa al “popolo di Satana”. Oltrepassate le porte del regno, i demoni sono pronti a seguire i comandi del loro sovrano. Come in un concilio vengono nominati uno a uno, e ogni mostro è associato alla sua caratteristica più inquietante. Vi sono scille che latrano; idre che fischiano; pitoni che sibilano; chimere che vomitano. Inoltre ci sono anche mille arpie, gorgoni, sfingi, centauri e mostri mai visti. In questa parte di testo è molto forte il richiamo al mondo infernale di Dante, anche giustificato dal fatto che molte di queste creature sono presenti anche nell’inferno.
Satana è seduto al centro, in mezzo a tutti i diavoli. Chiamato col nome di Plutone, è più alto di qualsiasi montagna conosciuta, che in confronto a lui apparirebbe una semplice collinetta. Ha enormi corna; con la mano destra sostiene il suo scettro ruvido e pesante e dal suo capo fuoriescono dei fumi vulcanici. Gli occhi infuocati che secernono veleno, il petto peloso, il mento ricurvo e la barba folta accrescono la ferocia nel suo aspetto e dalla sua bocca scende del sangue, nonostante non stia maciullando nessuna anima, oltre che cattivi odori e scintille. La barba e la fronte riconducono a degli aspetti umani, tipici anche nella raffigurazione ad esempio di Caronte nell’antinferno di Dante. Collegato all’immagine di Satana all’inizio dell’ottava VII vi è anche l’epiteto “orrida maestà”. Esso è enfatizzato sia dalla posizione iniziale nel verso sia dall’ossimoro tra due parole, che sottolineano il contrasto che c’è tra l’orrenda estetica infernale del sovrano e la sua maestosità.
Nel discorso che il diavolo fa ai suoi demoni, vi sono diverse espressioni che esprimono il suo orgoglio: utilizza la parola “dèi” nei confronti degli angeli dannati; a Dio non riconosce la vittoria bensì la affida solo al “gran caso”, unica vera forza che l’avrebbe cacciato dal Paradiso; non è pentito per ciò che ha fatto, anzi è felice per l’impresa che ha compiuto; si sente offeso dal comportamento del divino nei suoi confronti, che ha deciso di invadere il suo terreno; nel secondo conflitto che lo vedrà scontrarsi con Dio il diavolo afferma che vincerà grazie al destino.
Nel complesso Tasso rappresenta Satana soffermandosi su due aspetti principali: l’espressione del suo stato d’animo, colmo di invidia, stoltezza, superbia, violenza e rancore, evidenziandone la degradazione, e la sua grande potenza oratoria, con la quale riesce a far comprendere la propria prospettiva anche al lettore. Tasso stesso dà spessore e umanità al diavolo, quasi come una forma di empatia. Gli attribuisce una razionalità eccellente ed evidenzia la sua grandezza. Nonostante la finalità reale del brano sia quella di ripristinare il terrore del diavolo ed insistere sul tema del peccato, si finisce per attribuire a questa figura una natura eroica.
Per quanto riguarda la voce narrante, si può affermare che sia onnisciente. Ciò nonostante ci sono interventi diretti, che esprimono i pareri personali dello stesso Tasso. Esempio esplicito è riconoscibile nell’ottava II, nella quale Tasso inserisce “ahi stolto!, il repugnare a la divina voglia: stolto, ch'al Ciel s'agguaglia, e in oblio pone come di Dio la destra irata tuone”, affermando quanto il diavolo sia sciocco nel voler scontrarsi una seconda volta contro Dio e nel paragonarsi alla sua maestà. Anche con l’espressione “concilio orrendo” lo scrittore esprime il suo distacco nei confronti del regno infernale e dei suoi sudditi.
Satana è sicuramente il personaggio centrale del brano “Il concilio dei demoni” e la nuova rappresentazione del diavolo fatta da Tasso non può passare in secondo piano. La letteratura vede raffigurato il re degli inferi in varie vesti, passando dalla degradazione bestiale di Dante al diavolo “umano” Woland in Bulgakov.
Seguendo un ordine storico, la prima raffigurazione di questa identità infernale è riconducibile alla Divina Commedia di Dante, dove lungo tutta l’opera l’immagine diabolica assume diverse trasformazioni. Nei primi canti Caronte, Flegiàs, Minosse, Cerbero e Pluto sono personaggi della mitologia classica degradati attraverso attributi animali. Passando invece nel basso inferno, la rappresentazione assume delle connotazioni più medievali: si trovano infatti dei diavoli paragonati a cuochi con dei forchettoni e che si sono lasciati ingannare da un dannato, arrabbiati anche per il fallito tentativo di imbrogliare Dante e Virgilio. In questo caso sono figure ignoranti e stupide. L’ultimo canto dell’Inferno racchiude invece la descrizione del diavolo più grande e degradato di tutti, Lucifero, che è soprattutto privo di ragione. Dal Lucifero dantesco si può fare una prima considerazione in confronto al Satana tassiano: ciò che distingue le due raffigurazioni è proprio la ragione: nella Gerusalemme Liberata il diavolo non è più il demone sconfitto, degradato o stupido, bensi viene reso degno della sua azione, elevato per la sua capacità oratoria classica e trasformato in un eroe che combatte per la sua libertà. In contrasto a Lucifero, ormai sconfitto e indifferente, il Satana di Tasso non perde la forza di volontà e nonostante la prima sconfitta, è intenzionato alla rivincita.
La rappresentazione di Dante si può comunque considerare come un ipotesto per le immagine diaboliche della letteratura successiva: ad esempio Belfagor Arcidiavolo di Machiavelli che, a differenza del Satana intelligente di Tasso, è ridicolo poiché ingannato dagli umani, come i diavoli del canto XXI; Astarotte, il diavolo “loico” e intelligente di Pulci che dice cose eretiche, nascondendo il pensiero dello stesso Pulci, le cui caratteristiche sono sicuramente derivate dalla figura diabolica presente nel XXVII canto dell’Inferno, nella storia di Guido da Montefeltro; Woland, diavolo della letteratura russa che, nelle vesti di uomo, porta scompiglio nella città di Mosca.
Dunque il Satana tassiano è in un forte contrasto con le figure dantesche e con il Belfagor di Machiavelli, perché ne è messo in luce il possesso della ragione. Per quanto riguarda invece i diavoli delle altre opere, in questo caso è proprio l’intelligenza ad accomunare il Satana di Tasso con gli altri personaggi, poiché sono tutti dotati di una fantastica capacità razionale, che permette loro di agire nel migliore dei modi e riuscire a far vincere la loro opinione su quella degli altri.