Più in generale però possiamo dire che l’intero poema di Tasso gira intorno ad un senso di inquietudine e minaccia: vediamo infatti la presenza del diavolo e delle forze del male che agiscono dietro i Musulmani, come se la vita fosse percepita sotto il segno della paura e del male. Tomasi nota inoltre come Tancredi, nonostante sapesse che le voci che sentiva provenire dagli alberi erano false, non sia riuscito a trattenersi e abbia deciso di fuggire: in proposito cita le parole del critico Raimondi, che a sua detta è “colui che ha meglio saputo cogliere la centralità dell’episodio della foresta di Saron”, secondo il quale il mondo rappresentato da Tasso è negativo e ostile e il cammino verso la dimensione spirituale non è altro che un viaggio per l’eliminazione di tutte quelle persone che contaminano e minacciano la coscienza umana e il regno di Dio.
Ciò significa che il bosco di Saron, che in realtà rappresenta il mondo intero, è influenzato dal male e che anche anche se noi, proprio come Tancredi, sappiamo cosa sarebbe giusto o sbagliato, rischiamo di farci suggestionare e commettere sbagli per poi “scappare”, cioè uscire dalla retta via, senza portare a termine il nostro compito, che è di realizzare una vita senza peccato che ci conduca in Paradiso.
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