La foresta, “teatro della propria coscienza”
Il critico Franco Tomasi nel brano tratto dall’introduzione al canto XIII della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, stabilisce un raffronto tra la foresta di Saron e il Palazzo incantato di Atlante, mettendo in luce la diversità dell’atmosfera di tali luoghi magici. Entrambi sono luoghi simbolici che rappresentano la psiche dei personaggi. La foresta di Saron è un vero e proprio spaventoso teatro della coscienza e del valore, come afferma Tomasi, che mostra agli occhi di coloro che entrano le loro paure e le loro debolezze tanto temute. Nel XIII canto, infatti, Tancredi sente parlare gli alberi che una volta tagliati emettono la voce della sua amata defunta Clorinda: una forte corrispondenza con il canto XIII dell’Inferno di Dante.
Per quanto riguarda il Palazzo di Atlante, invece, al suo interno i cavalieri trovano gli oggetti del desiderio. Ancora una volta l'inconscio è messo a dura prova, però in questo caso ciò che fugge non è più l’osservatore, bensì l'oggetto del desiderio, con una fuga caratterizzata dalla sorridente bonarietà di Ariosto. Tomasi nel suo testo cita a sua volta un altro critico, Raimondi, che osserva come “al centro del poema si profili l’immagine di un cosmo negativo e ostile…”. Tale citazione è condivisa da Tomasi, poichè dice che queste sono le parole del critico che meglio ha saputo cogliere la centralità dell’episodio della foresta di Saron, quasi affermando la sua posizione di inferiorità di fronte ad un maestro più grande, dal quale si può cogliere un insegnamento. Raimondi sostiene quindi che al centro del poema si può osservare rappresentata la realtà del cosmo, che si rivela negativo e ostile, caratterizzato da uomini o mostri che tormentano l’unità della coscienza e del regno di Dio. Il cammino verso la dimensione spirituale è quindi una vera e propria sfida, che l’uomo deve intraprendere contro la realtà nella quale lui stesso vive, un’iniziazione attraverso ciò che più contamina il cosmo e una battaglia contro gli uomini che dilaniano Dio e la sua percezione.
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