giovedì 27 maggio 2021

Sofia Caracciolo di Torella, Linda Castellucci, Sofia Gardini, Vittoria Musso, 3A 2020-21: Donna e lavoro

 La condizione della donna sul lavoro


Possiamo innanzitutto constatare che la realizzazione di una piena parità di diritti tra uomini e donne nel nostro paese è ancora oggi lontana. Nell’ultimo secolo e mezzo la legge ha tentato di sostenere il processo di emancipazione della donna. In particolare, la nostra Costituzione ha posto il principio di uguaglianza tra i primi nell’elenco dei diritti fondamentali dell’uomo: a proposito di ciò gli articoli 3, 37, 48 e 51 richiamano espressamente la condizione della donna. Questi principi, che sostengono la pari dignità sociale di tutti i cittadini, li troviamo ribaditi anche in varie fonti sovranazionali ratificate dal nostro paese.

Ecco dunque alcuni brani dei sunnominati articoli della Costituzione:

Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Articolo 37: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

Articolo 48: il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività.

Articolo 51: Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.


Nonostante il dettato costituzionale e delle carte dei diritti, le donne continuano però ad essere oggetto di gravi discriminazioni, per cui il legislatore è dovuto intervenire più e più volte affinché questi principi trovassero effettiva realizzazione dopo secoli di patriarcato inveterato e di cultura maschilista, tanto nei rapporti sociali, quanto in ambito lavorativo. Infatti, si può affermare che l’ostacolo principale alla piena e concreta attuazione del principio di parità tra uomini e donne abbia natura prettamente culturale.


La vexata quaestio è ben esemplificata dal problema della parità di retribuzione tra uomini e donne.

Fino al 1943 le retribuzioni femminili erano inferiori, in media, del 60% rispetto a quelle maschili. Successivamente intervenne una legge sulla parità di remunerazione, e anche la Comunità Europea iniziò ad emanare una serie di direttive per la parità di retribuzione e di trattamento tra lavoratori e lavoratrici. Nel 1989 il Parlamento Europeo adottò la Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, con la quale venne ribadita la necessità di combattere ogni forma di discriminazione basata sul sesso. Infine, più recentemente, il Trattato di Nizza è intervenuto per rafforzare il divieto di discriminazione per sesso ed età nei luoghi di lavoro.

Nonostante la notevole mole di interventi legislativi, oggi, la retribuzione netta mensile delle donne, a parità di mansioni, continua ad essere inferiore di circa il 20% rispetto a quella degli uomini.

A questo proposito si può ricordare l'Articolo 20: Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, anche sulla base del rapporto di cui all'articolo 19, comma 5, nonché delle indicazioni fornite dal Comitato nazionale di parità, presenta in Parlamento, almeno ogni due anni, d'intesa con il Ministro per le pari opportunità, una relazione contenente i risultati del monitoraggio sull'applicazione della legislazione in materia di parità e pari opportunità nel lavoro e sulla valutazione degli effetti delle disposizioni del decreto. 

 

La partecipazione delle donne al mondo del lavoro è anche un tassello fondamentale del sistema produttivo. L’ostacolo più consistente è rappresentato dalla forzata necessità per la donna di scegliere tra maternità e carriera professionale: il 30% delle donne interrompe il lavoro per motivi familiari, contro il solo 3% degli uomini. 

Inoltre, nonostante i dati segnalino che il numero di donne che consegue la laurea sia più alto rispetto a quello degli uomini (60% del totale), e che i risultati siano in media più alti, trovano lavoro ad un anno dalla laurea il 58% dei neo laureati uomini contro il 42% delle donne, e a 5 anni dalla laurea trova lavoro il 78% delle donne contro l'85% degli uomini. 

Ulteriori dati mostrano come l'Italia sia il paese industrializzato con il divario maggiore di ore settimanali spese nelle faccende domestiche tra uomo e donna (circa 20 settimanali per le donne, contro 6 per gli uomini).

Una lettura critica di questi dati conferma quanto finora sostenuto, ovvero che viaggiano in parallelo un’energica affermazione di uguaglianza ed una forma mentis che muove in senso contrario. 

Occorre perciò lavorare a fondo, destrutturando l’assetto sociale piramidale del patriarcato, mettendo in discussione le nostre convinzioni, indirizzandole verso una visione riformatrice della donna, finora condizionata anche in ambiti di espressione personale come la sessualità.

 


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