La prima volta che vidi Teseo, ne rimasi folgorata. Per tutta la mia vita nessuno aveva mai davvero avuto cura e considerazione di me, nessuno prima di quell'eroe dai capelli corvini.
Ogni nove anni la storia si ripeteva: sette fanciulli e sette fanciulle venivano inviati da Atene per essere sacrificati ad Asterione, mio fratello. Avevano tutti così timore del famoso Minotauro: ne erano terrorizzati! A me faceva pena. Ogni tanto mi avvicinano al suo labirinto ed era capitato che lo scorgessi di sfuggita. Non sopportavo la mia famiglia e la prigione in cui mi tenevano, mi sentivo come se solo lui potesse veramente capirmi. Entrambi eravamo rinchiusi: lui in un labirinto, io in un castello; nessuno dei due poteva sfuggire.
Ogni mattina mi svegliavo presto e, cercando di fare meno rumore possibile, uscivo dal castello. Poi correvo; correvo così velocemente da sentire l'aria far pressione sul mio viso e le gambe muoversi da sole, fino a raggiungere il mio luogo preferito. Amavo sentire la sabbia fine tra le dita, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, osservare quella distesa di blu talmente mozzafiato da sembrare irreale. Solo in quel momento mi sentivo libera. Sognavo ogni giorno l'arrivo di qualcuno che mi portasse via da quella prigione mascherata da paradiso.
Questo fu Teseo per me. Fu la speranza, la libertà che avevo sognato per tutta la vita. Quando lo vidi per la prima volta, capii subito che lui era diverso rispetto a tutti gli altri giovani che erano arrivati fino a quel momento. Aveva quel luccichio nello sguardo che mi attirava come una calamita, era fiero e spavaldo, si muoveva con coraggio e senza tentennamenti. La prima volta che i nostri occhi si incontrarono, sentii finalmente la mia presenza, io ero lì, lui poteva vedermi, io esistevo. Per tutta la vita mi ero sentita invisibile, come se fossi fatta d'aria; lui mi aveva resa concreta. Ecco cosa mi aveva fatto davvero innamorare.
Il suo corteggiamento era fatto sguardi, di cortesia, e ci era voluto ben poco perché cadessi nella sua trappola. Lui aveva un potere su di me come mai nessuno prima ed ero stata io a offrirglielo. Ero stata io a permettergli di convincermi con le sue promesse, perché volevo credergli così disperatamente. Lui mi aveva offerto la chiave di fuga del mio labirinto personale, era stato lui a regalarmi il filo prima che io ricambiassi.
Tradire mio fratello, sangue del mio sangue, non mi sembrava così terribile se in cambio io avessi ottenuto la mia libertà. Entrambi, chi in un modo e chi in un altro, saremmo finalmente sfuggiti alla prigione che ci teneva incatenati da tutta la vita. Per la prima volta mi era stata data la possibilità di scegliere e io non ho sprecato l'occasione. Mi sono sentita forte, rilevante, libera. Diedi a Teseo il gomitolo di lana che lo avrebbe salvato e lo lasciai andare. La notte prima che accadesse il misfatto, ripensai a mio fratello. Mi tornarono in mente tutte le poche volte in cui lo avevo visto di sfuggita. C'era stato un giorno in cui addirittura i nostri sguardi si erano incrociati: chissà se mi aveva riconosciuta. Era solo come me e mi accorsi per la prima volta che, in fondo, gli avevo voluto bene.
Anche quella mattina corsi a tutta velocità verso il mio mare, consapevole che quella sarebbe stata l'ultima volta. Mi sedetti, il sole ancora non era forte, e osservai quella distesa blu all'orizzonte: finalmente l'avrei attraversata anch'io, finalmente mi sarei liberata dalla mie catene.
Ora sono qui, di nuovo seduta su una distesa bianca mentre osservo la stessa distesa blu, di nuovo sola. Ripenso a tutta la mia vita, ripenso ad Asterione e ripenso a Teseo che, alla fine, mi ha abbandonata anche lui. Tutto sembra essere andato storto, e ho perso ogni cosa: le mie ricchezze, il mio titolo, la mia famiglia, il mio amore. Eppure, straordinariamente, non sono pentita di nulla, perché a scegliere questa vita, a scegliere di sbagliare, sono stata io. Ho perso tutto, ma una cosa davvero l'ho conquistata: la mia libertà, perché cos'è libertà se non poter scegliere di sbagliare?
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