giovedì 6 gennaio 2022

S. Pagnozzi, 4A 2021-22: Valore del romanzo storico: Vassalli e Allende a confronto




Siamo abituati a soffermarci poco sugli eventi lontani dalla nostra quotidianità, quasi appartenessero a un mondo parallelo, distinto, caduto nell’oblio con il trascorrere dei secoli.

Eppure gli autori versano fiumi di inchiostro per narrare storie che, spesso, traggono spunto da manoscritti, testi, vicende reali o fittizie, che fungono da espedienti per ricollegarsi a un passato remoto.

Tuttavia come può essere ancora utile per il lettore il romanzo storico? Questa tipologia letteraria sarà destinata a un irrimediabile declino? Sarà ancora un mezzo necessario per proporre riflessioni sul presente?

A tali domande sembrerebbe rispondere proprio la concezione di romanzo storico di Sebastiano Vassalli, autore della Stella avvelenata: il passato diviene strumento per indagare gli eventi odierni e per fornire una chiave di lettura per il mondo circostante.

Infatti, ancora oggi, offuscati dalle nostre ideologie e dalla nebbia della religione, perseguiamo delle utopie irraggiungibili, delle mere illusioni, un po’ come l’isola di Atlantide a cui approda l’equipaggio dello “Stella Maris”.

Purtroppo, ancora oggi, la cessazione dei conflitti armati e delle violenze, che spesso scaturiscono proprio da precetti religiosi o culturali, risulta solamente un ideale inapplicabile: l’odio, gli egoismi individuali e l’istinto di sopraffazione saranno sempre predominanti nei cuori e nelle menti degli esseri umani.

Infatti, non a caso, l’armonia e la pace tra gli esploratori provenienti dall’occidente e gli indigeni autoctoni a cui aspira il reverendo Ulbach non è attuabile, poiché contrasta con la malvagità insita nell’uomo. Tuttavia quest’ultimo persegue tenacemente le sue convinzioni, appellandosi al “Libero Spirito”, l’ente divino della corrente eretica da lui fondata. Egli, però, non differisce tanto da quella stessa chiesa che voleva condannarlo per le sue idee e che lo aveva etichettato come eretico, in quanto lui stesso, appena ne ha l’occasione, si arroga il diritto di dover civilizzare un popolo a lui sconosciuto in nome di un “Dio di fumo”, mera illusione che appare solo quando i membri dell’equipaggio fanno uso di sostanze stupefacenti.

Inoltre, il luogo paradisiaco spesso immaginato e descritto da Cat, il comandante della nave, nella realtà non è poi molto diverso da quello violento da cui gli esploratori sono fuggiti. Ciò ci induce a comprendere che l’uomo, nonostante le diversità socio-culturali e le epoche, ha sempre un elemento che lo contraddistingue: il male.

Questo aspetto emerge in tutta la sua forza anche nel romanzo storico di Isabel Allende, Inès dell’anima mia: infatti, nel corso del libro, si palesa questo scontro brutale di popoli e di culture, dove entrambe le parti in gioco, senza pietà, perpetrano azioni cruente. Di conseguenza, specialmente da parte degli Spagnoli, il pregiudizio culturale diviene scintilla che infiamma gli animi e che li induce a sottomettere un popolo in nome di una civilizzazione non richiesta, senza mai cercare di comprenderne i costumi e le usanze.

Ancora oggi i pregiudizi culturali, come nel XVI secolo, mietono vittime: si viene a creare, proprio a causa dei preconcetti nei confronti del diverso, un circolo vizioso che, spesso, comporta nuovi conflitti che dilaniano la società. Problematica dei nostri giorni è sicuramente la scarsa empatia culturale, che ci allontana dall’altro e rende vano ogni tentativo di inclusione: non siamo poi così diversi dai conquistadores di allora. Infatti, spesso, rimaniamo fermi sulle nostre idee e cerchiamo di imporle agli altri, senza compiere alcun tentativo di comprensione nei confronti di chi proviene da un mondo diverso dal nostro.

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