RIASSUNTO:
Era una giornata invernale a Belleville, quartiere della periferia parigina; una signora stava cercando con fatica di superare una lastra di ghiaccio per raggiungere il marciapiede opposto. Tutto accade in un attimo: l'ispettore Vanini si avvicinò per aiutarla, la vecchietta tirò fuori una P38 e velocemente premette il grilletto.
Erano settimane che anziani venivano trovati morti in questo quartiere e l'ispettore appena ucciso era stato proprio incaricato della loro protezione.
Le indagini di polizia si misero quindi in moto su due fronti che, in apparenza, non sembravano essere collegati: da una parte il commissario Cercaire era determinato a scoprire chi fosse stato a uccidere l'ispettore Vanini, dall'altra il commissario Rabdomant e gli ispettori Pastor e Thian si occuparono di un altro mistero che riguardava gli anziani di Belleville. Molti di loro sembravano infatti essere entrati in un giro di droga, non più proiettato verso i giovani. Un altro personaggio interessato era stata la giornalista Julia, “casualmente” trovata in coma a causa di aggressioni e torture.
Il primo sospettato dagli ispettori Pastor e Thian fu Benjamin Malaussène, capro espiatorio dei Grandi Magazzini del paese e fidanzato della giornalista. In verità la situazione era alquanto diversa: Malaussène era l'uomo che offriva agli anziani tossicodipendenti, trovati da Julie, alloggio e aiuto nella casa che condivideva con la sua famiglia allargata.
Così anche lui cominciò a indagare su chi fosse ad offrire droga agli anziani e, grazie all'analisi attenta di foto scattate dalla sorella Clara a un evento pubblico, scoprì la probabile spacciatrice. Si recò così a casa di Julie, con la quale non riusciva a comunicare da mesi e, trovando l'edificio completamente distrutto, cominciò a pensare al peggio.
Proprio in quel momento anche Pastor si era recato nella dimora e quando Benjamin sconvolto fece cadere le foto che ritraevano la spacciatrice, l'ispettore cominciò a capire. La situazione era infatti molto più complessa di quello che sembrava: nel giro di spaccio erano coinvolti sia un importantissimo architetto del quartiere sia lo stesso ispettore Cercaire, i quali volevano liberare le case dagli anziani accelerando la loro morte, con l'intento di guadagnare importanti somme.
Contemporaneamente procedevano anche le indagini riguardanti l'omicidio dei vecchietti, di cui si occupava l'ispettore Thian in prima persona, travestendosi da “Vedova Ho”, vecchietta vietnamita. In questo modo, egli voleva attirare l'assassino soprannominato “Il Rasoio” e incarcerarlo. Conquistatosi la fiducia delle vecchiette, il poliziotto scoprì che loro stesse erano state armate e addestrate affinché potessero difendersi dall'omicida che stava terrorizzando il quartiere. L'ispettore Vanini era stato ucciso intenzionalmente: la signora si era spaventata e, credendo che il poliziotto volesse attaccarla, aveva velocemente sparato.
Nonostante le intenzioni quasi nobili, l'ispettore con rammarico fu costretto a incarcerare Stojil, colui che aveva seguito gli addestramenti, e a togliere le armi alle vecchiette.
Dopo qualche settimana, l'assassino bussò alla porta della vedova Oh, ancora sotto copertura. Quando questi scoprì la vera identità del delinquente, l'ispettore rimase sconvolto: era Risson, uno degli anziani ospitati da Malaussène, un vecchio libraio che rubava i soldi per procurarsi la droga. Entrato nella dimora, dopo un lungo dialogo, sparò all'ispettore Thian e venne poi a sua volta ucciso da Mo il Mossi, uno dei cittadini che stava cercando di proteggere i vecchietti.
Nella conclusione tutto si risolse per il meglio: i colpevoli pagarono per i loro crimini, Julie si svegliò, Thian riuscì a guarire e prese il posto di Risson come racconta storie e, inaspettatamente, l'ispettore Pastor e la madre di Benjamin scapparono insieme, innamorati, per Venezia.
GIUDIZIO:
La scrittura di Daniel Pennac è piuttosto particolare: le frasi sono generalmente brevi e concise e i capitoli, almeno all'inizio mi sono parsi quasi confusionari. Il passaggio di prospettiva da Benjamin Malaussène all'ispettore Pastor induce il lettore a non comprendere effettivamente ciò che sta succedendo. Tuttavia, se in un primo momento le situazioni sembrano disconesse, piano piano tutti i pezzi del puzzle cominciano ad unirsi e i capitoli trovano la loro connessione. Ho trovato molto interessante come, con il procedere del libro, tutti i nomi citati comincino ad assumere un significato e tutto ciò che è accaduto si colleghi, portando poi alla risoluzione del caso.
Pennac si dimostra molto originale, ponendo gli anziani come vittime dei traffici di droga e, in un primo momento, anche carnefici. Questa scelta fa apparire la situazione quasi surreale e di conseguenza anche un po' ironica.
La critica alle istituzioni è evidente: Pennac accusa lo Stato di non essere capace di proteggere gli anziani e, anzi, di favorirne la dipendenza, attraverso la complicità dell'Ispettore Cercaire. Il losco traffico di droga è molto più complesso e profondo di quanto si pensi e coinvolge chiunque, anche l'ultimo dei sospettati.
Ho trovato molto interessanti anche i due protagonisti: da una parte l'Ispettore Pastor, sempre così composto e attento, capace di svelare anche il più intimo dei segreti. Quando si scopre la sua tattica per far confessare i colpevoli, si rimane stupiti e, almeno da parte mia, anche un minimo delusi: l'ispettore si rivela infatti molto più pericoloso di quanto sembri.
Dall'altra parte c'è invece Benjamin Malaussène, devoto alla famiglia e alla sua buona causa: proteggere gli anziani. Farebbe e fa di tutto per le persone a cui vuole bene e per Julie in particolare. Anche il tema della famiglia è centrale nel romanzo: essa infatti si mobilita per trovare il responsabile della vendita di droga.
Quando però si scopre che è Risson l'assassino delle vecchiette, si rimane sconvolti: lui stesso, che era stato trovato e, si pensava, salvato dalla famiglia Malaussène?
Ho trovato questo romanzo molto piacevole alla lettura: la narrazione è semplice, ma ricca di continui colpi di scena, i personaggi, anche quelli secondari sono interessanti, come la sorella Thérèse o l'Ispettore Thian. È presente una critica sociale, ma non risulta pesante o centrale. La vena comica, unita a quella di mistero, rende molto appassionante la lettura.
Il finale inaspettato e divertente lascia un bel ricordo del libro, che altrimenti sarebbe potuto risultare tragico, dopo tutte le morti finali.
Sono presenti affascinanti riflessioni che, anche se vengono poste in situazioni un po' assurde, come l'Ispettore travestito da vecchietta vietnamita o la sorella che costruisce il futuro ai anziani tossicodipendenti, non perdono la loro profondità.
I brani che più mi sono piaciuti sono diversi:
A pagina 17-18 ho trovato molto dolce la descrizione di come il Piccolo Malaussène prenda la mano di uno dei vecchietti che abita in casa loro, Verdun, e rendendola più salda, lo aiuti a scrivere. Il povero anziano ricorda così Camilla, sua figlia, la cui morte lo aveva completamente distrutto per la vita. La domanda che Verdun fa al Piccolo: “Perché non sei Camille?” rende questo passaggio veramente toccante.
A pagina 54-55 viene reso plateale il forte rapporto che intercorre tra Pastor e Thian. Quando il primo torna dai suoi interrogatori era sempre “più morto che vivo”, e soltanto grazie a una barzelletta dell'ispettore Thian, è capace di riprendersi.
A pagina 87, ho trovato molto profonde le parole di Stojil conseguenti alla morte della vedova Dolgorouki, con cui aveva passato molti momenti, cercando di insegnarle come proteggersi insieme alle altre vecchiette: “I giovani amano la morte. A dodici anni si addormentano sentendo racconti di guerra, a vent'anni la fanno, come la vedova Dolgorouki o come me. Sognano di dare una morte giusta o di ricevere una morte gloriosa, ma in entrambi i casi è la morte che amano. Oggi, qui a Belleville, sgozzano una vecchia e si sparano in vena i suoi risparmi per trovare una morte luminosa. Di questo è morta la mia vedova: della passione dei giovani per la morte”, anche se, chi l'ha uccisa, come si scoprirà, non è assolutamente un giovane...
A pagina 104-105 è toccante lo sfogo di Benjamin Malaussène, quando tornato dall'appartamento distrutto di Julie, pensa che sia morta: “[...] corro e in questa mia nuova vita di corridore sottomarino , appaiono le immagini, perché si può correre più veloce delle idee, ma le immagini, quelle, nascono dal ritmo stesso della corsa, appartamento devastato, largo viso di Julia, piccolo cuscino pugnalato, bocca smorfia di Julia, telefono scapitato, urlo improvviso di Julia [...]”. lo sfogo mostra tutto lo strazio che sta provando il protagonista in quel momento, comunicando una forte tristezza.
Il brano che mi ha più colpito è stato quello pronunciato dalla sorella Thérèse, quando Verdun è ormai in fin di vita: “Non si tratta di credere o non credere, Ben, si tratta di sapere quel che si vuole. E quello che si vuole non è altro che l'Eternità. […] Ma quello che ignoriamo è che l'Eternità ce l'abbiamo, e in questo ambito, per l'appunto, abbiamo quello che vogliamo. […] Quando parliamo di chances di vita, capisci, gli anni, i mesi, i secondi che ci rimangono da vivere, non facciamo altro che esprimere la nostra fede verso l'Eternità” “Ah si?” “SI perché se io sono qui, presente, e non mi stanco di calcolare le chances di vita che ti restano, Benjamin, se in ogni secondo della tua vita faccio il conto dei secondi che restano, e se io sono ancora qui, all'ultimo secondo a calcolare i decimi che ti restano, poi i centesimi, poi i millesimi, e se sono qui, acanto a te nel cuore infinitesimale, a calcolare quello che ancora resta, è perché ci saranno sempre delle chences di vita da calcolare, Ben, e l'eternità non è altro che questa coscienza vigile.” Ho travato queste parole molto profonde e degne di essere metabolizzate. Come accennavo prima, nonostante il genere sia “leggero”, offre delle considerazioni con messaggi molto profondi.
Molto commovente anche il monologo dell'ispettore Thian a pagina 184-185, in cui riflette su tutte le sue azioni, volendo cambiare vita una volta per tutte. Si rende conto di come non sia più felice e la vedova Oh, personaggio di cui era travestito, era stata essenziale, in questo suo processo di consapevolezza. Poco dopo, arriva Risson, che gli sparerà, e anche in questo caso mi hanno colpito molto le parole dell'assassino, con le quali cerca di spiegare le sue azioni.
Infine, ho trovato dolce e di bell'effetto, il finale in cui l'ispettore Thian, salvato da Thérèse, si siede al centro della stanza e, come aveva fatto Risson fino a poco tempo prima, racconta una storia.
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