La letteratura, così come il cinema, sono sempre stati un mezzo non solo per descrivere la realtà che ci circonda, ma anche in qualche modo uno strumento per evadere da essa.
Perciò, i temi di fantasia e i racconti di mondi immaginari hanno sempre affascinato ed interessato i lettori e gli spettatori.
Il genere fantastico, però, ben si presta anche a fungere da pretesto per sviluppare una critica alla società o al governo contemporanei.
Proprio per questo, nel corso del XVIII secolo in Francia si sviluppa il nuovo genere letterario del conte philosophique.
I philosophes francesi infatti, dietro a racconti fantastici del tutto lontani dalla verosimiglianza, nascondevano feroci polemiche verso la nobiltà, il fanatismo religioso, i regimi politici o filosofie al tempo diffuse, evitando così la pesante censura.
L’esempio più celebre è sicuramente il Candide di Voltaire.
Utilizzando la satira, che a sua volta si serve di tecniche come la caricatura, l’ironia e l’umorismo nero, l’autore riesce a divertire il lettore proponendo un’immagine esagerata della realtà, ma al tempo stesso si impegna a farlo riflettere sugli usi e i difetti della società a cui appartiene.
In questo senso si può quindi sostenere che la distopia, genere letterario sviluppatosi nel Novecento, sia l’equivalente moderno del conte philosophique.
Come il genere inaugurato nel Settecento francese, le distopie presentano un modello di realtà ipotetico, ambientato in un futuro più o meno lontano, in cui sono presenti regimi totalitaristi, manipolazioni scientifiche o tecnologiche e abusi di ogni tipo.
La distopia è infatti l’opposto dell’utopia, e può essere anzi considerata la sua evoluzione.
I racconti utopici, che condividono essenzialmente la stessa struttura delle distopie, sono tuttavia caratterizzati da uno slancio di positività. Le società descritte sono, per definizione, ideali e perfette, e pur non trovando riscontro nella realtà ed essendo pressoché impossibili da realizzare, costituiscono un fine a cui tendere.
Le utopie si sono diffuse nel corso dei decenni a seguito delle entusiasmanti scoperte umane e ai progressi della scienza, dalla rivoluzione industriale, ai primi macchinari, fino alle moderne tecnologie, la corsa allo spazio e molti altri emozionanti traguardi.
Le anti-utopie o distopie invece sono il frutto di un’osservazione critica che riguarda in particolare il XX secolo, scenario di orribili guerre, regimi totalitari, discriminazioni, problemi ambientali ed eccessi sia scientifici che tecnologici.
Perciò al radioso e positivo avvenire descritto dalle utopie, si oppone la scura e cupa prospettiva proposta dalle distopie, che sono sì rappresentazioni di una realtà immaginaria del futuro, ma comunque prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente pericolose, e che vogliono perciò mettere in guardia i lettori contro le minacce del progresso.
In realtà, il primo esempio di romanzo distopico può essere considerato I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, che descrive con ironia pungente diverse società grottesche ed esagerate con lo scopo di criticare l’ambiente inglese del XVIII secolo.
Le distopie successive, però, non si propongono più di satirizzare solamente sul presente, ma piuttosto di mostrare le conseguenze di quei difetti, tendenze o segnali di pericolo già visibili che vengono tuttavia ignorati.
I temi ricorrenti sono infatti le manipolazioni genetiche, l’eccessivo uso della tecnologia, i crescenti e sempre più spaventosi problemi climatici.
Dei primi si occupa Il Mondo Nuovo di Huxley, che descrive un futuro in cui l’intera umanità è divisa per classi, la riproduzione umana avviene in serie come per gli oggetti in fabbrica e ogni tipo di interiorità o legame affettivo è severamente proibito.
Sui disastri ambientali è invece incentrato il romanzo di Arpaia Qualcosa là fuori, che presenta un futuro assai prossimo, in cui gli uomini - a causa del dissesto climatico - saranno costretti a scappare disperatamente alla ricerca di acqua e terreni fertili per vivere.
Nel corso del Novecento questo tipo di racconti si è quindi sempre più distaccato dal puro genere di fantasia, descrivendo realtà distorte ma spaventosamente credibili.
Altri celebri esempi sono 1984 di Orwell, Fahrenheit 451 di Bradbury, o anche i recenti e popolarissimi Hunger Games di Suzanne Collins.
Lo scopo di questi romanzi non è dunque più quello di divertire il lettore, portandolo in un viaggio verso un lontano mondo immaginario, ma di responsabilizzarlo e di dargli consapevolezza a proposito delle conseguenze estreme dell’instancabile corsa al progresso.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.