domenica 9 gennaio 2022

E. Mirri, 5H 2021-22: La distopia moderno conte philosophique

Nel corso della storia, sono tanti gli autori che con le loro opere hanno cercato di descrivere la società, proponendo anche messaggi morali. Questo “genere” ha visto nel tempo vari cambiamenti: dalle sue prime origini con le favole fino alla distopia moderna. Il punto in comune che caratterizza queste opere è lo stile, spesso velato o metaforico, che gli autori utilizzano per descrivere la società, dandone un quadro ed esprimendo il proprio giudizio. Nelle favole, per esempio, i vizi e le virtù umane vengono personificati sotto forma animale, mostrando attraverso episodi quotidiani insegnamenti etici e morali.

Lungo il corso del ‘700 alcuni autori hanno applicato il metodo delle favole a opere più elaborate e con significati più complessi a livello sociale. Questi presero il nome di contes philosophiques, ovvero “favole filosofiche”, come ad esempio il Candide di Voltaire. Nel romanzo del filosofo francese, infatti, i personaggi rappresentano le varie correnti filosofiche del ‘700, mettendone in luce gli aspetti fondamentali. Da qui scaturisce la critica dell’autore alla logica aristotelica e lo sviluppo della sua morale, che si concentra, in modo rivoluzionario, sull’individuo e sul suo rapporto con la società stessa. Candido, alla fine del libro è cambiato e ha raggiunto la consapevolezza del valore del suo lavoro sulla terra. La morale che Voltaire vuole presentare è che ognuno di noi deve applicare la propria operosità, dando il meglio di sé stesso: solo in questo modo si raggiungerà, grazie alla forza collettiva, uno stato di benessere.

Il conte philosophique raggiunse un grandissimo successo proprio per l’efficacia della sua scrittura, tanto da influenzare la letteratura e la cinematografia contemporanea. Infatti, anche oggi temi come questi sono di forte attualità, e sebbene siano strutturati attraverso modalità diverse, lo scopo è sempre il medesimo. Sicuramente, non possiamo più parlare di favole o racconti filosofici, ma il genere a loro forse più corrispondente è la distopia. Nel corso del ‘900, la società mondiale ha in effetti subito veri e propri stravolgimenti, sia a livello storico che tecnologico. Questo secolo è interessante soprattutto per la densità degli eventi che racchiude, talmente importanti e innovativi che hanno creato grande scalpore sociale. Molti autori si sono sentiti ispirati dal cambiamento che stavano vivendo, tanto da scrivere opere che descrivevano la loro visione e le loro prospettive future. Il romanzo distopico si pone dunque come una narrazione ambientata in un futuro molto lontano, dove vivere sembra impossibile e spaventoso, ma in realtà le vicende portano a riflettere sulla nostra realtà e a interpretare gli aspetti della società odierna. 

Ispirati probabilmente dallo sviluppo della tecnologia e dalle nuove strumentazioni, gli autori di romanzi distopici hanno riflettuto a lungo sull’individualità e sull’identità del singolo e su come essa possa essere messa a repentaglio dal controllo compulsivo sulla società. I temi più ricorrenti sono infatti il processo di "oggettificazione" dell’uomo pur di arrivare ad un apparente stato di perfezione, così come la perdita della libertà personale o dei sentimenti più autentici che caratterizzano il genere umano. 

Uno dei romanzi distopici più celebri è il Mondo Nuovo di Huxley, dove l’autore mette appunto in scena una società manipolata da forze superiori che gestiscono ogni singolo individuo. Nel Mondo Nuovo a rendere perfetta la vita stessa è la paradossale mancanza delle emozioni umane più belle: infatti gli abitanti non possono avere figli poiché ognuno di loro viene creato in laboratorio, e quindi non appartengono neanche ad un nucleo famigliare. Inoltre, sin dalla “nascita” questi esseri vengono adibiti a diversi ambiti, così da ricoprire il loro ruolo nella società fin dalla tenera età. Per non dar loro la possibilità di ribellarsi al sistema, i capi dello stato hanno cancellato ogni traccia della storia precedente al Mondo Nuovo: gli abitanti sanno solo che qualsiasi epoca antecedente era barbarica e molto meno sviluppata rispetto a quella moderna. Questo libro è stato influenzato probabilmente dall’arrivo della produzione di massa, che infatti è il criterio utilizzato per qualsiasi cosa nel Mondo Nuovo, e dai rischi che la crescita tecnologica può comportare per la libertà personale. 

A toccare lo stesso tema è anche un altro romanzo fondamentale per la cultura del ‘900, ovvero Fahrenheit 451 di Bradbury, che tratta le vicende di un giovane che nella sua città lavora come vigile del fuoco, ma invece che salvare la gente dalle fiamme dà fuoco ai libri che trova. Infatti in questa società è severamente vietata ogni forma di libro, perché essi vengono considerati pericolosi per il benessere del popolo. Ad essere favoriti e propagandati sono invece i programmi televisivi, chiaro metodo di manipolazione delle menti, che porta al consumo di massa e all'indifferenza nei sentimenti.

Il principio di questa letteratura, dunque, è sempre lo stesso: affrontare aspetti di attualità presentandoli sotto forma esagerata e paradossale, per prospettare al lettore l’analisi del presente. 

Con queste opere è interessante confrontare anche un film che, sia pure in maniera differente, pone l’attenzione sulle stesse questioni: La notte del giudizio di James De Monaco, del 2013. In questo thriller distopico, viene messo in scena il futuro metodo utilizzato dal governo statunitense per migliorare la società, tanto che i governatori degli Stati Uniti hanno raggiunto risultati eccezionali, ottenendo una realtà ottimale. Dietro a questa perfezione, però, c’è un duro lavoro da parte di ogni cittadino: per questo sono state proclamate 12 ore all’anno, durante le quali qualsiasi attività illegale diventa legale, anche l’omicidio. Questa scelta è vista come metodo di “sfogo” per i cittadini, che pieni di frustrazioni necessitano di allentare la tensione, ma anche per eliminare crudelmente i deboli. In queste ore vige la legge della natura e la guerra all’ultimo sangue. Il concetto è quindi contrapposto a quello dei libri: se nei romanzi la realtà era utopica, sebbene profondamente drammatica, nel film la distopia e l’assurdità sono rese estremamente esplicite. Il punto al quale voleva aspirare De Monaco è la consapevolezza di come l’uomo, preso dai suoi istinti animali, sia capace di perdere ogni forma di moralità, il che si ricollega perfettamente al concetto della disumanizzazione trattato dai romanzi. 



Per concludere, si può affrontare un altro aspetto che il conte philosophique e la distopia hanno in comune. In entrambi questi generi è fondamentale la giusta interpretazione del messaggio dell’autore, senza la quale le opere sarebbero prive di significato e molto monotone. Questo non è un particolare indifferente e costringe a ridurre i possibili lettori ideali, gli unici capaci di comprenderne il vero significato. Infatti il punto debole di questo genere è proprio la comprensibilità della metafora, poiché ne limita molto la divulgazione, anche quando l’opera è di grande efficacia.  


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