Il giallo si apre nel 45 d.C. a Roma, più precisamente nel nono giorno prima delle calende di novembre, dunque il 22 ottobre, quando tutti si stanno preparando a celebrare il matrimonio combinato tra Lucilla, figlia del retore Arriano, ed il discepolo prediletto di colui, Ottavio. Arriano, non avendo figli maschi a cui lasciare la sua eredità, decide di adottare il ragazzo, e perché le nozze possano avere luogo Lucilla viene adottata da Servilio e Pomponia.
A pianificare le nozze è proprio quest’ultima, però poco prima del loro inizio, avviene un colpo di scena: Lucilla è trovata morta proprio mentre si sta facendo un bagno termale.
Pomponia per prima non si convince che la sua morte sia stato semplicemente un incidente.
Uno degli invitati al matrimonio è Publio Aurelio Stazio, che viene pregato dalla matrona stessa di indagare sulla faccenda.
Fin da subito si nota un dettaglio importante: l’indice di Lucilla infatti è rivolto verso il cielo, come ad indicare qualcosa in alto.
Sono presenti vari sospettati: in primis Camilla, la sorella gemella della defunta, fisicamente identica a lei, tranne per un neo presente al lobo di Lucilla. Ma le gemelle erano diversissime per i loro costumi e comportamenti.
Altro sospettato è il padre, Arriano, riguardo al quale i sospetti si accrescono sempre più, dato che sembrerebbe star cercando di tenere nascosto qualcosa del suo passato, fino a quando però non appaiono delle minacce anonime proprio nei suoi confronti, e poi viene ucciso.
Aurelio così si affretta per scoprire il legame tra i due omicidi per fermare l’assassino prima che agisca ancora un’altra volta.
Il libro tratta di svariati temi storici: uno dei primi che si presenta è quello dell’istruzione, che viene introdotto sia dal padre di Lucilla, Arriano, il quale dirige una scuola, sia da Aurelio, il quale vorrebbe rivoluzionare il sistema scolastico: desidera infatti una scuola che stimoli maggiormente la curiosità degli studenti, e si avvicina a questo mondo anche per parlare con Giunia Irenea, la quale è stata insegnante di Lucilla e Camilla.
Ad occuparsi dei bambini nella Roma arcaica fino ai sei anni, in effetti, era la madre, la quale li nutriva, curava ed educava. Dopodiché la maggior parte delle bambine continuavano ad essere seguite dalla figura materna, che insegnava loro a svolgere le attività domestiche e le preparava ai futuri ruoli di madri e mogli. Altre bambine, come ad esempio nel caso di Lucilla e Camilla, iniziavano la scuola.
I bambini invece erano sotto l’autorità educativa del padre, il pater familias, il quale dava loro una prima alfabetizzazione, preparando i piccoli alla futura vita militare e facendo svolgere loro degli esercizi: ad esempio, nel caso di una famiglia aristocratica cittadina si formava il piccolo alla futura vita pubblica.
Fondamentali erano anche i valori del “costume degli antenati”, il mos maiorum, quali la pietas, ovvero un sentimento di rispetto e devozione generale, oppure la virtus, cioè tutti i valori che dovevano caratterizzare un vero uomo, o ancora l'amicitia, la capacità di stringere vincoli ed alleanze.
La scuola era organizzata in tre livelli di studi. I bambini frequentavano la scuola primaria: il ludus litterarius, dove imparavano cose basilari come a leggere, scrivere e contare. L’istruzione secondaria proseguiva alla scuola del grammaticus, con la lettura dei maggiori scrittori greci e latini e con nozioni di storia, geografia, astronomia e fisica.
Il terzo livello di istruzione si compiva infine alla scuola di retorica del rhetor, dove si studiava diritto e si sviluppava la retorica, dunque “l’arte del dire“.
Come si può notare anche dalla differenza dei percorsi di studio tra bambini e bambine, la donna era posta su un livello inferiore rispetto all’uomo, e arriviamo così al secondo tema: la condizione della donna nella Roma antica.
La società dei tempi era fondata sulla figura autoritaria del pater familias, e la donna era considerata inferiore, per quanto in condizione di superiorità rispetto a quella degli schiavi. Il suo ruolo sostanzialmente consisteva nel restare nella domus a svolgere le mansioni domestiche e, come già detto prima, a occuparsi dell’educazione dei figli fino ai sei anni e delle bambine che non andavano a scuola dai sei anni in poi, per insegnare loro attività domestiche. Ciò nonostante, poteva uscire a volte di casa per fare acquisti, ad esempio, o per alcune festività, purché rimanesse sempre umile.
Mentre l’uomo veniva educato secondo i valori della virtus, la donna doveva possedere la modestia, la riservatezza e anche la fedeltà verso il proprio marito. Le fanciulle dovevano rispettare varie rigide regole: ad esempio non era permesso loro di bere. Nel caso una donna venisse scoperta a tradire o a bere (dato che ciò spesso veniva associato al tradimento), il marito poteva decidere sulla sua vita. Il marito al contrario la poteva tradire.
Altro tema che si può introdurre a partire dal romanzo è quello del “matrimonio”, dato che il delitto avviene a causa ed in collegamento a questo gran giorno. Il matrimonio si celebrava in genere alla fine della scuola secondaria, quindi verso i dodici anni. Nella maggior parte dei casi, i matrimoni erano combinati. Innanzitutto avveniva il fidanzamento, in cui c’era una serie di scambi di regali. Il giorno prima delle nozze, per le fanciulle avveniva un rito che consisteva nella deposizione dei giocattoli in dei templi, e tutto ciò simboleggiava il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Al matrimonio gli sposi dovevano firmare le tabulae nuptiales, ovvero un contratto matrimoniale. Ed infine avveniva un rito in cui la donna prometteva fedeltà eterna a suo marito.
Altro tema che viene accennato è quello degli schiavi. Aurelio ad esempio era praticamente sempre accompagnato da vari schiavi, i quali avevano tutti diversa etnia e provenienza: infatti Aurelio si dilettava sempre nel colloquiare con loro per farsi una cultura sui vari posti. Aurelio però è uno dei pochi Romani che si rivolge agli schiavi allo stesso modo di come fa con gli uomini liberi, in quanto è uno dei pochi pressoché convinto che non contino l’origine o la provenienza di un uomo, ma la sostanza e la conoscenza.
Tuttavia, in generale gli schiavi erano inferiori a tutti i liberi: non possedevano alcun diritto e non avevano alcuna importanza.
Il loro numero era considerevole, dato che i Romani avevano conquistato vasti territori, in cui parte degli abitanti erano stati schiavizzati, oppure spesso nascevano come tali. Venivano utilizzati per lavorare nei campi come agricoltori o allevatori, oppure erano mandati in guerra, o ancora, soprattutto quelli di origine greca, diventavano dei pedagoghi, ovvero figure educative che avevano il compito di accompagnare i bambini da casa a scuola e viceversa.
Altro tema che il libro affronta è quello della corruzione presente a Roma. Difatti Aurelio stesso svolge un’altra investigazione in contemporanea, il cui principale sospettato è il marito di Camilla, Elio Corvino. Egli è infatti uno dei tanti banchieri della Roma antica accusati e sospettati di vari crimini.
A mio parere Parce sepulto è un libro molto piacevole, che è stato capace di tenermi sulle spine con i suoi vari colpi di scena a effetto.
L’ho trovato perciò molto intrigante ed interessante. Nonostante la sua complessità dovuta ai tanti i personaggi coinvolti, ha una trama ben precisa e coinvolgente: mi è piaciuta soprattutto la storia delle due gemelle, le quali apparentemente sembrano identiche, ma in verità sotto sotto appartengono a due mondi opposti.
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