TRAMA
Il romanzo Parce Sepulto è ambientato a Roma nell'epoca di Cesare, intorno al 45 d.C.
Protagonista è il senatore Publio Aurelio Stazio, che ha il compito di risolvere il mistero.
Durante il matrimonio di Lucilla, figlia del celebre retore Arriano, con uno dei discepoli più dotati e affezionati di quest'ultimo, Ottavio, la povera ragazza viene trovata morta.
Publio Aurelio Stazio è il primo a intuire ed affermare che si tratti di un omicidio e per questo si impegna personalmente nella ricerca di prove che lo portino all'assassino.
Trova in effetti prova dei suoi sospetti nel momento in cui vengono scoperti altri due corpi: il primo è la madre di Arriano, Ispulla Camillina, che sembra morta per cause naturali, mentre il secondo appartiene al retore stesso, il quale pare chiaramente assassinato. Erano in effetti giorni che Arriano era molto preoccupato, poiché aveva cominciato a ricevere delle lettere minatorie che preannunciavano la sua morte, e proprio per questo aveva direttamente chiesto l'aiuto di Aurelio Stazio.
Scoprire la verità non è semplice, gli elementi da prendere in considerazione sono tanti.
Tutti i presenti al matrimonio di Lucilla potrebbero essere i colpevoli di entrambi gli omicidi: Camilla, sorella gemella di Lucilla nell'aspetto, ma molto differente nel carattere; Ottavio, non tanto ingenuo e innocente quanto sembra; Panezio, dirigente fedele della scuola di Arriano, che viene però da lui tradito; Giunia Irenea, insegnate delle gemelle con un forte risentimento nei confronti di Lucilla; Elio Corvino, marito di Camilla e il suo servo Nicolao, con un passato e delle origini sospette.
La vicenda si complica anche di tanti elementi esterni: credenze religiose, una serva scomparsa, lo scandalo che coinvolgeva Arriano, il segreto delle gemelle e un amore nascosto.
Tuttavia, alla fine, Publio Aurelio Stazio grazie all'aiuto del suo fedelissimo servo Castore e della sua amica Pomponia, riuscirà a scoprire la soluzione del mistero e a scovare l'assassino, anche se forse è ormai troppo tardi...
ALCUNI ASPETTI DELLA SOCIETÀ ROMANA ANTICA RAPPRESENTATI NEL ROMANZO
L'OMOSESSUALITÀ
Il tema dell'omosessualità nell'Antica Roma viene ampiamente trattato in questo romanzo, sia dal punto di vista maschile sia da quello femminile. Soprattutto le relazioni tra uomini vengono citate non poche volte nel corso della storia, tant'è che uno degli elementi più significativi dell'indagine è proprio il sentimento vigente tra Arriano e Ottavio.
Nonostante il romanzo sia ambientato quasi duemila anni fa, colpisce come l'amore tra due persone dello stesso sesso non sia visto come qualcosa di scandaloso, anzi, pare quasi che i contemporanei vi siano abituati. I Romani dimostrano quindi di possedere un'apertura mentale molto maggiore di quella di tantissime persone oggi. È risaputo come nell'antichità, soprattutto tra i Greci, la relazione tra due uomini non fosse considerata come qualcosa di così strano, e da quanto emerge in questo romanzo, anche nella Roma fino ai primi anni dopo Cristo era così.
Nonostante per tutto il corso della storia ciò venga trattato come qualcosa di normale, Publio Aurelio Stazio, descrivendo l'amore femminile, afferma che molti lo avrebbero potuto considerare come “indegno”. Non si riesce a capire se questo pensiero sia dovuto al fatto che la relazione fosse tra due persone dello stesso sesso o che queste due persone fossero entrambe donne. Probabilmente entrambi: l'uomo ricco maschio che si approfitta del suo servo non verrà mai completamente giudicato, in quanto fa parte di una determinata casta sociale e, come per ogni cosa, le persone di rango inferiore saranno molto più criticate.
A prova di questo si fa anche riferimento a uno scandalo che riguardava Arriano e un suo precedente allievo, il quale lo aveva denunciato in seguito a un tentativo di approfittarsi di lui. Questa accusa non aveva minimamente toccato Arriano, mentre l'alunno era stato costretto ad abbandonare l'Urbe.
Non è quindi molto chiaro: da una parte la frequenza delle relazioni tra due uomini nel corso storia fa pensare che fosse, in un qualche modo, abituale nell'antica Roma, tuttavia probabilmente non era vista da tutti con buon occhio e poteva essere considerata uno scandalo nel caso fosse stata resa nota.
LE CLASSI SOCIALI
Nel corso del romanzo si fa ovviamente più volte riferimento alle classi sociali ben distinte di quel periodo. Intanto, per prima cosa, viene spiegato come la popolazione maschile, contando anche gli schiavi, era almeno il doppio di quella femminile, che però possedeva comunque alcuni diritti. Basti pensare all'insegnante e scienziata Giunia Irenea, la quale aveva conquistato fama in un po' tutti i luoghi del mondo.
Publio Aurelio Stazio è un senatore e fa quindi parte di una cerchia molto ristretta di persone che aveva beneficio di ogni cosa. È molto ricco e questo suo denaro lo aiuterà anche più volte nel corso dell'indagine. Tuttavia, si accenna come il senato stia andando in decadenza. Bisogna tenere conto del momento in cui si sta svolgendo il racconto: Cesare è salito al potere e, come lo stesso Aurelio afferma, ormai ogni decisione è presa da lui e dalla corte dei suoi liberti. Il Senato non ha più la potenza di un tempo e si riunisce soltanto per risolvere questioni di importanza minima.
Vengono inoltre descritti i liberi, gli schiavi liberati e anche i libertini, cioè i figli dei liberti che avevano diritto alla cittadinanza romana.
Ci sono poi ovviamente i servi, che costituivano una grandissima fetta di popolazione, come emerge benissimo anche nella storia. Non credo si possa effettivamente prendere come punto di riferimento il modo in cui essi vengono trattati da Publio Aurelio Stazio, il quale si comporta quasi come loro amico, li aiuta, li ascolta e li tiene in considerazione. Primo fra tutti c'è Castore, che in certi momenti sembra proprio approfittarsi della bontà di Aurelio.
Si può comunque fare una differenza tra servi: alcuni, come per esempio Nicolao, servo di Corvino, sono essenziali come bracci destri nel lavoro dei padroni devono avere avuto sicuramente molta più libertà rispetto ad altri, che avevano solo il compito di vestire i padroni o di pulirne la dimora.
Un'altra parte di società a cui si fa riferimento è quella occupata dalle lupae (le prostitute).
Aurelio racconta come migliaia di uomini e donne, anche senza contare le ospiti dei lupanari, lavorassero come dipendenti nel settore della prostituzione. Un intero quartiere della città, detto Submemmium, era abitato da tantissime meretrici, che ricevevano i clienti più facoltosi.
L'ABBIGLIAMENTO
Nella descrizione dei personaggi si fa più volte riferimento agli abiti da loro indossati, che stavano anche a indicare il ceto sociale di appartenenza.
I senatori, come Publio Aurelio Stazio, indossavano una toga bianca con fasce di colore porpora, come i bambini, chiamate praetextae.
Ai piedi si portavano delle scarpe aperte, comode e confortevoli, oppure dei calcei curiali, eleganti ma sicuramente più scomodi.
Al collo, invece, si indossava la bulla, pendente rotondo e cavo, contenente degli amuleti che portavano i bambini nati liberi dalla nascita fino al giorno in cui si indossava la toga virile.
SI fa anche riferimento ai bracae, dei pantaloni lunghi, usati però in particolar modo dai Galli ed altre popolazioni nordiche.
LE TERME
Le terme erano uno degli ambienti più frequentati dal popolo romano e per questo si sviluppavano in centinaia in tutta l'Urbe. Esse erano aperte a tutti, senza distinzione di età, di sesso e di condizione sociale. Anche le donne vi accedevano liberamente e, come riferisce lo stesso Aurelio, le matrone di buona famiglia manovravano con destrezza aste, manubri e giavellotti.
Molte delle terme romane conservavano i bagni gratuiti, ma non per questo non ricevevano incassi. Erano strutturate come un grandissimo complesso costituito da servizi di ogni genere: palestre, trattamenti estetici, mostre d'arte e biblioteche. La maggior parte dei frequentatori quindi, per godendo della piscina e dei bagni gratuiti, spendeva denaro in servizi secondari.
Le terme erano un importantissimo punto di riferimento per intraprendere relazioni sociali. Lì vi si incontravano gli amici, si corteggiavano le signore, si stipulavano contratti e si creavano rivalità.
LA SCUOLA
Anche il tema riguardo l'educazione viene più volte approfondito nel corso del romanzo.
In un dialogo tra Aurelio e Ottavio, docente e probabile futuro proprietario della scuola di Arriano, emergono i limiti dell'istruzione di quel tempo. Il giovane ragazzo sembra volerla gestire con metodi completamente nuovi, che avrebbero ridimensionato completamente il metodo d'insegnamento utilizzato finora.
Intanto, secondo lui, non bisognerebbe fare studiare agli alunni soltanto Ennio e Andronico, ma autori più recenti come Virgilio, considerato da molti troppo moderno. Spiega come i docenti siano molto propensi all'utilizzo della ferula, cosa che lui trova controproducente e inutile.
A scuola viene insegnato sia il latino sia il greco, ma purtroppo molti degli alunni non hanno avuto una nutrice greca e per questo è molto difficile fare lezione loro in una lingua che non conoscono.
La scuola è aperta a tutti, tanto che uno degli alunni che entra in rapporto con Aurelio proviene da una famiglia molto povera.
Da quanto si deduce nel romanzo, il sistema educativo sembra stia vivendo un periodo di passaggio, tra la rigida cultura delle origini a quella più libera e moderna. Riuscire a trovare un compromesso è molto difficile: le persone più legate alle tradizioni non vedono di buon occhio quelle come Ottavio che cercano di portare innovazione e cambiare un metodo consolidato da decenni nel corso del tempo.
COMMENTO PERSONALE
Ho apprezzato molto la lettura di questo romanzo, da vari punti di vista.
Da una parte la storia è stata effettivamente molto intrigante, ha saputo creare la suspence necessaria a mantenere alta l'aspettativa e la voglia di non fermarsi. Gli indizi erano tanti e questo ha permesso che la narrazione non fosse mai piatta e noiosa, ma sempre avvincente e appassionante.
Ogni personaggio aveva un proprio carattere e delle proprie caratteristiche che lo distinguevano, rendendolo unico rispetto agli altri. Tutti avevano un preciso compito nel romanzo e nessuno è stato lasciato fuori dalla tematica centrale, la ricerca dell'assassino, in cui tutti, chi più chi meno, erano coinvolti.
D'altro canto, però, la parte più curiosa è stata senz'altro l'ambientazione. I luoghi, le abitudini, gli usi e costumi sono stati essenziali nel corso del romanzo per renderlo particolare. È stato infatti molto interessante leggere come effettivamente devono aver vissuto, i Romani. I dettagli erano sempre presenti, ma essendo inseriti nel contesto, non si avvertivano come "strani" o fuori posto.
Ogni cosa era descritta approfonditamente e questo è stato probabilmente il bello del romanzo.
Nonostante la storia sia coinvolgente, infatti, è stata proprio l'ambientazione a rendere il tutto molto più unico e particolare.
Archivio di analisi e riflessioni degli alunni di alcune sezioni del Liceo Laura Bassi: italiano, latino, storia
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