mercoledì 5 maggio 2021

Eleonora Mirri, 4H 2020-21: Voltaire, Candido, cap. XXIX - la conclusione

 Il capitolo conclusivo di Candide,ou l’optimisme può considerarsi come riassuntivo del pensiero e della critica che l’autore ha voluto mettere in luce.

Il comte philosophique di Voltaire si conclude a Costantinopoli, dove i personaggi una volta riuniti vivono nella loro fattoria. Candido, fortemente cambiato dal suo viaggio, si è sposato con la giovane Cunegonda e in compagnia dei suoi compagni scambia le sue ultime riflessioni. A partire da questo, è interessante osservare innanzitutto il protagonista e il suo ruolo formativo all’interno del romanzo, e successivamente analizzare la visione filosofica in risposta agli interrogativi di Voltaire. 

Concentrandosi quindi sulla figura di Candido, si può notare un grande cambiamento del personaggio, che risulta visibile nella conclusione dell’opera. Se fin dalle prime pagine egli appariva come un ingenuo, con una mente troppo suscettibile e poca consapevolezza, arrivati alla conclusione egli è in grado di condurre riflessioni proprie e intelligenti, non puramente astratte, ma frutto dell’esperienza. In questo modo possiamo immaginare come egli incarni i pensieri dell’autore, portando così il lettore a cogliere il forte messaggio divulgativo del saggio. 

Peraltro, la polemica sulla quale Voltaire si concentra, e che pone le basi di tutta l’opera, è rivolta al filosofo Leibniz e quindi anche alla visione antropocentrica del mondo. Sotto questo aspetto il filosofo francese mostra, attraverso il viaggio di Candido, la sua visione rivoluzionaria, in grado di dare una risposta alla domanda sul valore dell’esistenza umana. Lungo le sue avventure Candido è completamente offuscato dalle teorie del maestro Pangloss, grande sostenitore di Leibniz, che non gli fanno cogliere la realtà dei fatti, poiché troppo concentrato nell’osservarne soltanto i lati positivi. Questo ottimismo posto alla base di ogni condizione, porta il protagonista a non rendersi conto delle tragedie che avvengono nel mondo, restando quindi bloccato in uno stato di passività tutt’altro che produttivo. A questo proposito, possiamo rileggere in modo più attento l’ultimo capitolo, dove Candido si ritrova a discutere con i compagni circa l’esistenza dell’uomo e il suo obiettivo sulla terra. Dalle affermazioni del personaggio possiamo riconoscere il ritratto di un filosofo audace e rivoluzionario, che indossa - forse per nascondere le tesi di Voltaire- le vesti di un ingenuo. Per bocca di Candido, dunque, Voltaire dichiara che “è orribile il male che c’è al mondo”, e che solo “il lavoro ci tiene lontani tre grandi mali: la noia, il vizio e la miseria” e quindi “dobbiamo coltivare il nostro orto”. Con queste affermazioni Voltaire vuole in primo luogo confutare le visioni ottimistiche di Leibniz e affermare che al male, - che realmente esiste - l’uomo può tuttavia opporre la propria operosità. Infatti, per il filosofo il lavoro umano non sarà in grado di rendere il mondo un posto perfetto, ma se ognuno “coltiva il suo orto” il cambiamento sarà possibile. 


Bisogna tuttavia riconoscere che Voltaire non rifiuta la visione ottimistica tipica dell’Illuminismo, ma piuttosto la sua idealizzazione forzata. Egli infatti nega la teoria di Leibniz per quanto riguarda la perfezione celeste e umana, ma le sue riflessioni mantengono tratti tutt’altro che pessimisti. A tal proposito, possiamo osservare come le sue siano conclusioni in realtà piene di speranza, volte a stimolare il lavoro, e quindi la costruzione del bene collettivo. All’epoca, però, tali convinzioni non erano certo correnti, e il lavoro pratico era riservato alle classi sociali più basse, poiché considerato umiliante. 

Allo stesso modo, osservando la società contemporanea, un messaggio come quello di Voltaire è ancora attuale e rientra sicuramente nelle visioni ottimistiche più comuni ed accettate, tanto che possiamo accorgerci come le battaglie quotidiane vengano affrontate sui principi del filosofo. Pensiamo ad esempio alla lotta all’inquinamento, dove gli slogan più accattivanti e conosciuti rispecchiano l’idea che dall’impegno individuale possa nascere il bene di tutti. Un esempio ancora più moderno è l’atteggiamento di sensibilizzazione dei cittadini contro la pandemia, e di come ogni singolo debba impegnarsi per tutelare sé stesso e quindi anche gli altri. 

Tutti questi esempi non sono solo il frutto di campagne pubblicitarie ben riuscite, ma rinviano alla lungimiranza di un filosofo che ha avuto il coraggio di cambiare le convenzioni sociali della sua epoca, costruendo le basi del mondo futuro. 


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