martedì 4 maggio 2021

Aurora Negrini, 4H 2020-21: Voltaire, Candido, cap. XXIX - la conclusione

Nell’ultimo capitolo del romanzo viene affrontato il tema del lavoro, inteso come unico rimedio alla perenne tristezza. Voltaire, facendo un elenco delle disgrazie, afferma infatti che la vita dell’uomo si divide tra il dolore, l'inquietudine e la noia; quindi il lavoro è l’unico mezzo che riesce a tenere lontani questi tre grandi mali. Infatti, il male che c’è sulla terra non si può eliminare, ma l’uomo può contare sulla propria azione per cambiare le cose.
Un simile elenco di disgrazie lo possiamo anche vedere nei Promessi Sposi, quando alla fine Renzo parla a Lucia, ma in questo caso il dolore non può essere risolto solo con l’azione propria, perché per spiegare meglio il male si parla dell’azione di Dio, ovvero si afferma che quest’ultimo ci mette alla prova e che l’uomo saper sopportare con fede per conseguire un futuro migliore. Ma Voltaire, facendo parte della corrente dell’Illuminismo ed essendo deista, non può certo fare un'affermazione di questo genere, perché non crede nell’intervento nella storia di Dio e non può affrontare la vita sulla terra in prospettiva del Paradiso.
Inoltre, l’autore verso il finale di questa opera smonta l’idea di antropocentrismo, ovvero che l’uomo sia stato creato da Dio per stare al centro dell’universo. Anzi, Voltaire afferma che questo è il peggior mondo possibile e che l’uomo non è così importante in esso, perché è solo un "passeggero" e l’universo non è stato fatto per lui.
Tuttavia, il lavoro umano, anche se non renderà il mondo perfetto, lo renderà comunque migliore.
A questo proposito, parlando del lavoro come azione necessaria, l’autore esprime un'opinione rivoluzionaria, perché lo riabilita come mezzo di affermazione della dignità umana, che si realizza nella capacità di trasformare la nostra esistenza.



Oggi il lavoro è considerato fondamentale: infatti, secondo il primo articolo della nostra Costituzione, l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro ed è proprio il lavoro che ci rende tutti uguali. Dunque il primo articolo insiste molto sul tema del lavoro, perché è il mezzo con cui la gran parte delle persone si guadagna da vivere e quindi ha una funzione fondamentale, perché fornisce una definizione anche sociale della persona e impegna buona parte della giornata nell'attività in cui ognuno di noi mette tanto impegno e passione. Quindi presentare l’Italia come una Repubblica fondata sul lavoro equivale ad ammettere l’importanza di tutti questi aspetti e a impegnarsi affinché il lavoro sia tutelato. Purtroppo al giorno d’oggi possiamo vedere che non è sempre così, come ben sanno molti giovani, che hanno delle carriere di studio brillanti ma appena usciti dall’università faticano a trovare lavoro. Quindi possiamo sottolineare che occorrerebbe garantire meglio a tutti la realizzazione concreta di questo diritto.

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