venerdì 23 aprile 2021

Martina Mortelliti, 3A 2020-21: M. Santagata, Il copista. Un venerdì di Francesco Petrarca

Marco Santagata descrive F. Petrarca come un uomo malato, che rutta, che si lamenta del proprio passato e che con le unghie si gratta i peli radi del pube. Si diceva senza amarezza, con un fondo di compiaciuto disincanto: “Tu petrarcheggi, sei la scimmia di te stesso”. (pag.17)

Il poeta è benestante, adorato e omaggiato dagli adulatori. Però resta comunque un uomo solo, consumato dai vari lutti, come la morte del figlio Giovanni e del nipotino Francesco, portati via dalla peste, come prima la stessa Laura, e poi la fuga del giovane copista Giovanni Malpaghini, che lo han fatto rimanere così soltanto con la serva Francescona.

Francesco Petrarca si rivela una persona turbata e contraddittoria, che ha perso la fede fino al punto di non credere più alla sopravvivenza dell’anima, decidendo così di trascurare non solo l’anima ma anche il corpo.


Un brano significativo :

“Gli venivano i lucciconi ogni volta che si rendeva conto di quanto la vecchiaia fosse diversa da come se l’era immaginata. Altro che tutto pieno. Era una perdita continua, disordinata, casuale. Il mondo rimpiccioliva e la vita si abbreviava fino a coincidere con un vuoto presente. Quasi nessun futuro e pochissimo passato.”

“Un deserto regnava sui luoghi della memoria.” (pag. 68)


Petrarca ritorna al passato, pensa a Valchiusa, al fatto che non ci sarebbe più tornato e a tutti i sogni della giovinezza, ormai lontani. 


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