Nel libro “Il Copista” di Marco Santagata, il protagonista è Francesco Petrarca, che viene descritto come una persona sporca, malata di ulcera e chiusa nella tristezza dovuta dalla morte di suo figlio Giovanni e del suo nipotino Franceschino, morti entrambi di peste, che precedentemente uccise anche la sua amata Laura.
Durante le sue giornate non fa altro che lamentarsi del suo passato, tormentato dalla morte dei suoi cari e dalla fuga del suo aiutante copista Giovanni Malpaghini, di cui sente la mancanza quasi come se fosse morto, ma in realtà è solo andato alla ricerca di una carriera indipendente.
Dunque Petrarca si trova tutto solo con la sua tristezza, in “compagnia” della sua serva Francescona.
Trascorre il suo tempo a riordinare le poesie che poi comporranno il Canzoniere, la sua opera più celebre.
Francesco Petrarca si rivela una persona grigia, la cui anima è ormai affranta e logorata dai pensieri e dai ricordi che gli riempiono la mente:
“ Da giovane pensava alla vecchiaia come a un'età piena, una grande contenitore nel quale si ammassano tutte le esperienze di una vita e nel quale il vecchio può infilare le mani per estrarne, a suo piacere, questo o quel pezzo, godendo di una totale padronanza del vissuto.”(pag. 74).
In questo modo Petrarca da giovane si immaginava la vecchiaia, l’età in cui puoi prendere una pausa e pensare a ciò che hai fatto in gioventù, ma ogni volta che si rendeva conto che la sua vecchiaia non aveva niente a che fare con quello che si era immaginata, scoppiava a piangere e pensava a Valchiusa, in Provenza, città nella quale non avrebbe più fatto ritorno.
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