Francesco Petrarca è il protagonista del libro Il copista di Marco Santagata. Viene descritto come una persona dall’animo “grigio”, distrutta dai suoi ricordi negativi.
Infatti lui un tempo era molto mattiniero e si metteva a lavorare e scrivere con grande entusiasmo, veniva elogiato e ammirato dal pubblico, ma con il passare degli anni accumulò brutti ricordi, come le morti, dovute alla pandemia di peste, della sua amata Laura (da cui non era corrisposto), di suo figlio Giovanni e di suo nipote. Oltre a queste disgrazie, al suo continuo dolore si aggiunse la fuga del copista che gli era fedele: Giovanni Malpaghini. A questo punto gli rimase a fianco una sola persona: la sua serva Francescona.
Questi brutti ricordi portarono Petrarca a non trovare più la voglia di mettersi a lavorare al mattino, come era sua consuetudine, ma anzi si muoveva lento come se ogni cosa gli provocasse dolore, poiché soffriva sia fisicamente che mentalmente.
Ma la sua produttività non si fermò, anche se non faceva altro che lamentarsi del suo passato, dei pensieri che gli passavano per la testa e della fuga del suo fedele copista. Cominciò anche a negare l’immortalità dell’anima, ma lo manteneva in vita il piacere della scrittura. La sua esistenza, negli ultimi anni, consistette infatti nella revisione del Canzoniere, che diventò la sua opera più famosa:
“Era una perdita continua, disorientata, casuale. Il mondo rimpiccioliva e la vita vi abbreviava fino a coincidere con il vuoto presente. Quasi nessun futuro e pochissimo passato”.
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