Un brano significativo: “In questa vita, l’unico bene che veramente desideriamo e che ci illudiamo di possedere in eterno, come il Paradiso, siamo trafitti a tradimento, buoni e cattivi giovani e vecchi, e scompariamo, per sempre. Nessuna sopravvivenza in terra, nessuna vita dopo la morte. Il male e il nulla. Un attimo di luce e il buio perpetuo. Questo è tutto: un niente.
Ed ecco, nel tallon punta d’un angue,
come fior colto langue;
in terra cadde ove star pur sicura
credeasi: o mondo rio, nulla in te dura!
Il ritratto di Petrarca che emerge nel libro:
Dal libro si comprende subito l’età avanzata di Petrarca, ormai afflitto da ogni tipo di male fisico e psicologico. Ciò lo porta quasi a non avere la forza per scrivere, che rimane però l’unica attività che lo tiene in vita. Emerge, soprattutto, il suo tormento, dovuto alle varie perdite: del figlio, della moglie e del nipote. A tale sofferenza si aggiunge l’abbandono dell’amico copista, di cui sentiva ogni giorno la mancanza.
Possiamo, infatti, percepire la grande solitudine di Petrarca, il quale, nonostante amasse stare solo, aveva bisogno di circondarsi delle persone che amava, e non gli bastava la vecchia serva che gli era rimasta.
Probabilmente a causa di tali tormenti avviene un perdita della fede, e Petrarca diventa incapace di credere nella vita dell’anima dopo la morte, tema di cui scrive nella canzone per Boccaccio. Insomma, diventa molto inquieto, astioso e infelice.
Ed è proprio l’infelicità il sentimento principale che emerge dalle sue giornate, tutte uguali, ripetitive, malinconiche e solitarie.
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