mercoledì 10 marzo 2021

Sofia Gardini, 3A 2020-21: Federico II e il sultano - analisi di documento iconografico

 In questa miniatura del XIV sec che illustra la Nuova Cronica di Giovanni Villani, conservata nella Biblioteca Vaticana a Roma, sono raffigurati l’imperatore Federico II e il sultano al-Malik al-Kamil mentre parlano cordialmente alle porte di Gerusalemme. 


È  noto che papa Gregorio IX nel 1227 aveva indetto una nuova crociata in Terrasanta per liberare il santo sepolcro dai “perfidi infedeli” e aveva chiesto all’imperatore Federico II di condurre la crociata. Il problema è che per Federico II non erano né perfidi né infedeli e che attraverso una semplice operazione di diplomazia riuscì  ad ottenere dal sultano, durante la Sesta crociata, la restituzione di Gerusalemme senza dover combattere né spargere sangue. Al contrario, il sultano apprezzando molto i suoi modi gentili, lo incoronò re di Gerusalemme.  Tutto ciò al pontefice non piacque perché Federico II non aveva condotto una vera guerra di conquista come avrebbe voluto lui per la  sua crociata, e  decise quindi di scomunicare  l’imperatore perché era venuto a patti con gli infedeli invece di combatterli. 

Federico II, è altrettanto noto, parlava molte lingue tra le quali l’arabo, era un uomo coltissimo, l’imperatore apprezzava molto la scienza  araba, soprattutto la matematica e la medicina, come abbiamo  avuto occasione  di leggere anche nel fumetto Stupor Mundi di Nejib, e il suo atteggiamento di grande tolleranza verso i Saraceni in Puglia lo aveva reso molto benvoluto agli occhi degli arabi. 


Infatti nella miniatura del codice che contiene la cronaca del Villani viene rappresentato proprio questo atteggiamento: un incontro cordiale, alle porte della città santa di cui si intravvedono la porta di accesso a Gerusalemme e parte delle mura che la circondano, e al cui interno si scorge una grande moschea di colore verde con la copertura in oro come spesso erano le moschee, nonché due torri ai fianchi, forse dei minareti. 

Al centro, in rilievo nella rappresentazione, abbiamo Federico II, con la mano sinistra alzata e la destra che stringe quella del sultano. L’imperatore  indossa una veste blu, un manto rosso e la sua corona di imperatore. Alle spalle c’è un suo soldato munito di armi e scudo con raffigurata l’aquila simbolo degli Hohenstaufen, mentre il sultano è interamente vestito di rosso, tunica e manto, ed è seguito da due sue guardie armate di piccole sciabole, uno scudo trilobato, un arco e - pare -  una mazza. 

Il senso dell’immagine che il miniaturista ha voluto raffigurare è dunque proprio quello dell’ ingresso cordiale dell’imperatore Federico II nella città santa, che è rappresentato dalle mani dei due chiuse in una stretta cordiale di amicizia e intesa, poste proprio al centro dell’immagine.


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