mercoledì 10 marzo 2021

Greta Crous Ramiò, 3A 2020-21: ANALISI DOCUMENTO STORICO "FEDERICO II INCONTRA IL SULTANO D'EGITTO"

 

“Federico II incontra il Sultano d'Egitto” è un documento di tipo iconografico, in particolare una miniatura del XIV secolo. È contenuto all'interno del libro storico “Nuova Cronica” di Giovanni Villani e conservato nella Biblioteca Vaticana. La sua funzione è quella di offrire una rappresentazione grafica di quanto viene narrato.In questa immagine sono innanzitutto rappresentati cinque personaggi, in cui al centro si riconoscono Federico II e il Sultano d'Egitto. I due presentano dei caratteri distintivi che li enfatizzano: per prima cosa vengono raffigurati al centro, fattore che subito li fa risaltare. Anche l'abbigliamento è elemento contraddistintivo: entrambi indossano una corona e un mantello rosso porpora, stesso colore che distingueva i senatori romani. La porpora, infatti, è sempre stato un simbolo di sovranità e di superiorità rispetto agli altri.Per distinguere chi dei due sia Federico II e chi il Sultano, si può fare riferimento ai soldati posti dietro di loro. Dietro al personaggio a destra essi indossano un turbante e in mano hanno una sciabola; il soldato dietro quello più a sinistra, invece, indossa una sorta di elmo e lui e il suo re possiedono come arma un piccolo pugnale. È quindi subito molto chiaro che quello a destra è il Sultano d'Egitto, mentre il secondo l'Imperatore Federico II.

È facilmente comprensibile il rapporto amichevole che intercorre tra i due, supportato anche dalle nostre conoscenze storiche. Elemento fortemente simbolico è infatti sicuramente la stretta di mano tra l'Imperatore e il Sultano, visualizzabile non casualmente al centro della rappresentazione.
Per quanto riguarda l'ambientazione circostante si riconosce, come viene anche sottolineato nella didascalia, la città di Gerusalemme. Questa è un elemento importante, in quanto divide l'immagine in due: la porta da cui escono i musulmani e in cui potranno presto entrare i cristiani. Gerusalemme è identificabile in quanto sono distinguibili sia una moschea, l'edificio verdognolo sormontato da una cupola, e anche alcuni campanili cristiani, il che sottolinea l'aspetto di coesistenza tra le due religioni nella città.
Quest'opera descrive quindi l'accordo che Federico II compie con il Sultano d'Egitto nel 1229 per la restituzione pacifica dei territori di Gerusalemme, Nazareth e Betlemme ai Cristiani. Infatti, quando era stato incoronato Imperatore da Papa Onorio III, Federico era stato costretto a promettere in cambio l'organizzazione di una crociata. Per anni aveva tentato di mancare a questa promessa, ad esempio col pretesto che nel suo esercito circolava una pestilenza. Proprio per questo motivo era stato scomunicato dal nuovo Papa, Gregorio IX.
A questo punto l'Imperatore non aveva potuto fare altro che organizzare quanto aveva promesso, tuttavia, invece che compiere una crociata, si era accordato pacificamente con il Sultano. Il Papa, completamente contrario alla sua azione, in quanto l'obiettivo della Chiesa era quello di eliminare anche fisicamente gli infedeli (e non certo di arrivare a patti con loro!), lo aveva scomunicato una seconda volta e aveva tentato di invadere la Sicilia, ma era stato sconfitto dall'Imperatore, che lo aveva costretto a riconoscerlo come sovrano legittimo.
È possibile intuire la personalità di Federico II anche da questa situazione: egli era un uomo geniale, amante delle arti e della bellezza. Il suo obiettivo non era sicuramente quello di compiere una guerra di religione che non gli avrebbe portato nessun vantaggio, e per questo trovò dei metodi alternativi che, al giorno d'oggi, non possiamo che ritenere molto nobili.
Non a caso, nel romanzo a fumetti Stupor Mundi Federico II è presentato come un uomo amante sia delle arti che della scienza tanto da ospitare nella sua corte sapienti da tutto il mondo, compresi gli Arabi, come il protagonista. Sono chiare le priorità di Federico II: l’intelligenza e la cultura sono per lui molto più importanti della religione. Dimostra quindi una grande apertura mentale non ovvia al suo tempo. Era affascinato dalle arti e dalle scienze talmente tanto, che si disinteressava completamente dei fattori esterni, solitamente tenuti di grande conto nell’epoca medievale.
Non bisogna però scordare l’altro aspetto della personalità dell’Imperatore: egli era un sovrano e come tale faceva ciò che era necessario per arrivare ai suoi obiettivi. Non aveva problemi ad uccidere i suoi collaboratori in caso di un torto, così come non ha esitato ad attaccare e sconfiggere Gregorio IX quando si è sentito minacciato.
Greta Crous


Sara Crispino, 5H 2021-22: La cavalla storna di Pascoli e il rapporto tra letteratura e giustizia

Nell'articolo Pascoli spiegato dai ragazzi,  pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 2012, l’autrice Melania Mazzucco spiega come...