sabato 29 maggio 2021

Greta Crous Ramiò, 3A 2020-21: Calandrino (Decameron VIII 3)

Calandrino era un ragazzo ingenuo e sprovveduto di Firenze, che passava la maggior parte del suo tempo con due colleghi: Bruno e Buffalmacco. 

A quel tempo viveva nella città anche un altro personaggio: Maso il Saggio, che convinse i due sopracitati ad architettare una beffa ai danni di Calandrino. 

Un giorno, fingendo di non aver visto l'ingegno uomo, Maso il Saggio cominciò a conversare con un suo compagno di pietre miracolose. Calandrino, molto incuriosito, non poté fare a meno di ascoltare e i due uomini si inventarono che la maggior parte di queste pietre si trovava nel paese di Bengodi. Descrissero poi questo luogo con affermazioni assurde, a cui Calandrino crebbe ciecamente affascinato. Alcune di queste pietre, continuarono, erano usate per fabbricare macine, ma quella più miracolosa era sicuramente l'elitropia, straordinaria perché chiunque la prendeva diventava invisibile. 

Calandrino stupefatto, decise di andare alla ricerca di questa pietra con i suoi due amici, Bruno e Buffalmacco, che ovviamente erano a conoscenza dell'inganno. 

La mattina della domenica dopo partirono in gran segreto, l'ingenuo si era infatti raccomandato di non dire nulla a nessuno. Si misero subito a cercare la pietra: Calandrino era il più attento e zelante, mentre gli altri due si limitavano a raccogliere qualche sasso ogni tanto.

Ad un certo punto, il sempliciotto legò a sé un mucchio di pietre piuttosto pesanti e Bruno e Buffalmacco decisero di attuare il loro piano. Cominciarono a chiedere ad alta voce dove fosse finito Calandrino, fingendo di non trovarlo da nessuna parte. Lo incolparono di averli lasciati lì a cercare da soli, mentre il povero ingenuo era al massimo della sua felicità, credendo di aver finalmente trovato la pietra. Senza dire nulla ai due cercò di andare via il più piano possibile. Bruno e Buffalmacco a questo punto, sempre fingendo di non vederlo, gli tirarono addosso parecchie pietre.

Anche le guardie stettero al gioco e nessuno, casualmente, gli rivolse la parola, in quanto era ora di pranzo. 

Arrivato a casa, trovò la bella e intelligente moglie, Tessa, preoccupata per il suo ritardo. Ovviamente la donna lo vide, cosa che, per Calandrino, non avrebbe potuto fare grazie alla pietra. 

Lui si arrabbiò moltissimo, credendo che lei fosse la causa della perdita di "magia" della pietra. Iniziò quindi a picchiarla e a urlarle contro, finché i due colleghi, arrivati a casa, lo fermarono chiedendogli spiegazioni.

Calandrino raccontò ciò che era successo e loro fecero finta di stupirsi. Gli dissero però che la donna non aveva alcuna colpa, ma che era stato il Signore a decidere: avrebbe dovuto condividere con loro quanto trovato.

Il sempliciotto alla fine si convinse e Bruno e Buffalmacco se ne tornarono a casa tra le risate. 


In questa novella viene messa in luce l'evidente ingenuità di Calandrino, quasi quasi al limite della stupidità. 

Crede a quanto gli viene detto senza nessun tipo di prova certa. Nonostante tutte le beffe che ha dovuto sopportare, come si è visto in tante delle novelle di cui è protagonista, ancora non riesce a rendersi conto di ciò che sta accadendo. 

Nella novella, però, Calandrino non viene presentato solo come un individuo ingenuo, che può essere facilmente preso in giro, ma si mettono in luce gli aspetti negativi di questo personaggio. È ignorante, immorale, vorrebbe guadagnare soldi rubando, nella maniera più facile, anche con i suoi due "amici" non si comporta nella maniera più corretta: non dice loro niente quando scopre la pietra. Ovviamente loro si stanno prendendo gioco di lui, ma Calandrino non lo sa. 

Il protagonista, così ingenuo, dovrebbe quasi suscitare "pena", o comunque dispiacere, ma tutto ciò viene completamente distrutto con il finale. L'aggressività che Calandrino dimostra verso sua moglie, le parole e le botte che le riserva, pongono il suo personaggio in maniera del tutto negativa.


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