Nel capitolo finale del Candide Voltaire compie una critica radicale sui sistemi di pensiero precedenti all’illuminismo, che condividono l’antropocentrismo. L’uomo, per secoli, è stato convinto che il mondo fosse stato creato per lui, ma la verità di Voltaire è che l’uomo rappresenta solamente uno dei tanti abitanti del mondo e quindi non riveste un ruolo centrale.
Lo scrittore, per far focalizzare il lettore su questo tema importante e farlo riflettere, durante la narrazione evita di esplicitare troppo le emozioni dei personaggi e usa un tono ironico, così che sia messa in campo la ragione e non il cuore.
Inoltre, viene trattato anche il tema del lavoro e di quanto esso sia importante per l’essere umano. Secondo il personaggio di Martino, l’uomo oscilla tra l'inquietudine e la noia. Voltaire per risolvere questa situazione negativa vede nel lavoro l’unica via di fuga. Esso può distrarre l’essere umano dalla sua condizione esistenziale e allontanare i grandi mali della vita: la noia, il vizio e il bisogno. Come Candido che affronta tante avventure, a volte anche pericolose e brusche, ma non si annoia e riesce a godersi ogni esperienza, così l’uomo deve lavorare per non pensare e non soffrire. Non si può eliminare il male che c’è nel mondo, ma con il duro lavoro si può migliorare qualche aspetto, così da renderlo meno peggio.
A differenza di quanto affermato da Pangloss, secondo il quale il mondo è il migliore dei mondi, Voltaire non ha dunque una visione positiva della realtà nella quale vive, ma con l’attività lavorativa ne può risollevare la qualità.
Dunque a partire dal '700 viene riabilitato il lavoro, che da azione disprezzata diventa la capacità umana di agire nella storia e la modalità con la quale si nobilita il nostro animo. Voltaire offre così ai suoi lettori un messaggio sociale: anche se siamo solo un piccolo passeggero di una grande nave, possiamo elevare la nostra identità lavorando e faticando. Il contadino che Candido, Martino e Pangloss incontrano alla fine del racconto rappresenta appunto l’uomo di Voltaire: lui non è interessato a ciò che accade nelle grandi città, perché già con il suo lavoro allontana il male, vivendo serenamente.
Così Candido, tornato nella sua villa, decide di coltivare il suo orto e fare del suo lavoro il proprio giovamento. “Disse Martino; questo, è il solo mezzo di render la vita sopportabile”, e in poco tempo la terra iniziò a fruttare molto.
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