domenica 30 maggio 2021

Federica Mazzone, 3A 2020-21: Parce sepulto di D. Comastri Montanari

 Il libro dal titolo latino Parce sepulto (“Lascia in pace i morti") di Danila Comastri Montanari è un romanzo giallo. 

I fatti della storia si svolgono nella città di Roma, nel 45 d.C. 

Il senatore Publio Aurelio Stazio si presenta alle nozze di Lucilla, figlia del celebre retore Arriano, con il prediletto Ottavio. 

Ma la giornata si rivela spaventosa, perché la sposa viene ritrovata morta in una vasca di fanghi termali. 

Sembra essere stata stroncata da un malore durante i preparativi, ma qualcosa non convince Aurelio. 

A questa morte, apparentemente inspiegabile, ne seguono altre due (Ispulla Camillina e Arriano).

Il senatore, benché il caso sia complesso, non si arrende ed indaga sull’assassino prima che uccida ancora. 

Il senatore si rende conto solo alla fine di essersi distratto dalla verità per un mucchio di particolari che non avevano nulla a che vedere col delitto: le lettere, gli amuleti magici, la truffa bancaria e lo scambio delle gemelle. Perciò  non ha visto subito l’assassino: Ottavio. 


Il primo aspetto della società romana rappresentato nel libro Parce sepulto che mi ha colpito è il modo in cui essa è suddivisa in classi sociali.  La prima classe è quella dei patrizi, i nobili aristocratici che possiedono terre ed edifici e accedono a cariche pubbliche. La seconda è quella dei plebei, ovvero i contadini, gli artigiani e i commercianti che non possiedono grandi ricchezze ma sono liberi.

Oltre ai patrizi e plebei, all’interno della città di Roma vi sono però anche i clienti e gli schiavi. Gli schiavi non sono una vera e propria classe sociale, pur essendo la base lavorativa e produttiva della società romana: sono prevalentemente dei prigionieri di guerra e dei debitori insolventi.  Il padrone può disporre dei propri schiavi al pari di qualsiasi altra proprietà materiale: ad esempio,  ha anche la facoltà di donare la libertà a un proprio schiavo per premiarlo del suo lavoro o della sua fedeltà. Gli schiavi liberati sono detti liberti. 

Un altro aspetto della società romana del tempo che si individua nel romanzo è l’importanza della scuola. Nei primi tempi della repubblica, i Romani si dedicavano con fatica a istruire i figli, con l'obiettivo di abituarli alla loro futura vita di cittadini. Dopo la vittoria su Cartagine, arrivarono però a Roma pedagoghi greci, e poco dopo si aprirono le prime scuole. Le scuole che oggi diremmo “primarie o elementari” erano le uniche in cui si potevano iscrivere sia i maschi che le femmine. 

All'inizio, non c'erano edifici particolari adibiti alla trasmissione della cultura, che sono presenti solo successivamente, nella Roma dei Cesari. 

Gli insegnanti erano soprattutto schiavi e liberti, e mantenevano la disciplina a colpi di ferula; i metodi di studio, affidati alla memoria, prevedevano la ripetizione ad alta voce di una stessa frase e la sua copiatura sui pugillares, le tavolette spalmate di cera da incidere con lo stilo, fatte per venire cancellate e riscritte decine di volte. 

Ad accompagnare a scuola i bambini raramente era una persona di famiglia, più spesso uno schiavo o, per chi poteva permetterselo, il pedagogo privato. 

I metodi didattici erano sempre improntati alla più rigida tradizione; non mancarono però i “pedagogisti d'assalto”, innovatori che consigliavano di ricorrere a giochi, come nel romanzo fa Ottavio: 

Siamo in pieno Impero e la scuola è rimasta al tempo delle guerre puniche: sempre gli stessi metodi ripetitivi, sempre i medesimi autori da imparare a memoria, il vecchio Ennio, il solito Andronico... Ho dovuto lottare persino per introdurre Virgilio; troppo moderno, mi dicevano!” (cap. IV). 

Si comprendono qui l’ambizione e l’idealismo del giovane Ottavio, che ambisce a rivoluzionare i metodi di insegnamento e sogna un mondo in cui i giovani vengano davvero stimolati e avvicinati alla cultura in modo più rilassato nei modi, ma non meno rigoroso nei contenuti. 

L’istruzione femminile era un aspetto molto discusso nella società romana del tempo. Lucilla e Camilla sono ragazze di buona famiglia e hanno potuto continuare gli studi ben oltre la soglia dei dodici anni, età nella quale le giovani normalmente andavano in spose.  La figura di Giunia Irenea (maestra delle due gemelle), esemplifica perfettamente l'unica condizione per la quale una donna potesse dedicarsi totalmente agli studi: il nubilato.

Pomponia, invece di fare offerte a un tempio, in ricordo di Lucilla, ha infatti pensato di istituire un fondo per l'educazione delle bambine povere, che ha riversato nell’aiuto di fanciulle brave in matematica, quanto lo era Lucilla.

Altro aspetto che si individua in Parce sepulto è la disonestà che caratterizzava molti dei banchieri che operavano legalmente a Roma. I tassi di interesse permessi allora sarebbero definiti tassi da usura ai giorni nostri, e anche se erano legali, erano percepiti come ingiusti da coloro i quali si trovavano nella necessità di ricorrere a dei prestiti.


Nel romanzo si tratta di un caso complesso, seguito dal senatore Publio Stazio Aurelio, perché il luogo in cui avviene il delitto è chiuso dall’interno; vi sono una lista di sospettati presenti sul posto, un inconsapevole testimone e due gemelle identiche, ma diversissime. 

Interessante è vedere questo meccanismo applicato ad un’ambientazione romana e al mondo della scuola in generale.  

La scrittrice nel libro utilizza parole ricorrenti della società romana, con le quali ti puoi meglio immedesimare in quel tempo. 

Si tratta in conclusione di un romanzo pieno di azioni e colpi di scena, che ha un ritmo serrato che non vi permetterà di posarlo fino a quando non conoscerete la soluzione del caso. 


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