La storia si svolge a Palermo e il protagonista è il giovane mercante Nicola da Cignano, detto Salabaetto, arrivato da Firenze a Palermo con molte stoffe del valore di 500 fiorini. Registrate le merci in dogana e lasciate in un magazzino, il giovane mercante va in città a divertirsi e lì incontra una di quelle donne, Biancofiore, abituate a fingere amore per imbrogliare i mercanti. Infatti Biancofiore, sentito delle stoffe e del loro valore, fa finta di essere innamorata di Salabaetto, che cade subito nel tranello senza sospettare nulla. A lungo i due si incontrano, fino a che un giorno Biancofiore si presenta da Salabaetto piangendo e dicendo che se non manderà a suo fratello mille fiorini, gli sarà tagliata la testa. Salabaetto, completamente innamorato di lei, le da subito i suoi 500 fiorini, senza sospettare nulla della truffa.
Ma dal giorno successivo Biancofiore non è più così accogliente e soprattutto non gli restituisce mai i suoi 500 fiorini. Allora Salabaetto, intuito l’inganno, va a Napoli da Pietro del Canigiano, suo amico, che lo aiuta a organizzare la vendetta.
Fa infatti preparare venti botti di olio e molte balle e le manda con
Salabaetto di nuovo a Palermo, annunciando che poi ne sarebbero arrivate altre, per un totale di 5.000 fiorini.
Salabaetto di nuovo a Palermo, annunciando che poi ne sarebbero arrivate altre, per un totale di 5.000 fiorini.
Biancofiore viene subito a sapere la notizia e, pensando di aver ricavato poco dal suo inganno, fa richiamare Salabaetto, gli restituisce i passati 500 fiorini e gli dichiara di nuovo grande amore. Salabaetto finge di crederci perché vuole vendicarsi dell’inganno di Biancofiore. Infatti dopo poco che si frequentano di nuovo, Salabaetto va da lei fingendo una catastrofe e le dice che la sua merce, in arrivo da Oriente, è stata presa da dei pirati e che ha perciò bisogno di mille fiorini per riscattarla. Biancofiore fa finta di proporgli una persona che prestava denaro a usura (in realtà è lei stessa) e gli dà mille fiorini, ricevendo in cambio in garanzia la merce contenuta nei magazzini.
Salabaetto se ne va con i suoi mille fiorini e Biancofiore capisce dopo poco di essere stata ingannata: infatti apre le botti e trova non olio ma acqua marina e non stoffe ma “capecchio”. Così, sconsolata, dice a se stessa: chi ha a che fare con un toscano, non può essere cieca.
Commento: Il senso di questa novella sembra essere quello del “chi la fa, l’aspetti”, cioè che chi imbroglia deve aspettarsi di essere imbrogliato prima o poi.
Commento: Il senso di questa novella sembra essere quello del “chi la fa, l’aspetti”, cioè che chi imbroglia deve aspettarsi di essere imbrogliato prima o poi.
Inoltre, anche in questa novella, come in altre, vengono descritte donne pronte ad imbrogliare e a fingere grandi amori pur di ottenere denaro o fortuna, ma questo è sempre narrato con una grande leggerezza, come se fosse normale ai tempi. Non si capisce se per Boccaccio sia un modo per farci capire quanto fossero furbe le donne, e quindi un modo per esprimere un giudizio negativo, o se al
contrario voglia dirci che erano furbe, intelligenti e forse anche indipendenti, sottolineando un aspetto certamente originale per i suoi tempi.
contrario voglia dirci che erano furbe, intelligenti e forse anche indipendenti, sottolineando un aspetto certamente originale per i suoi tempi.
La figura di Salabaetto è invece certamente più comune di altre: è un giovane mercante ingenuo che dal Nord arriva al Sud e si trova ad affrontare gli inganni della vita, ma che in questo caso si fa più furbo di chi pensava di ingannarlo.
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