La parabola politica di Federico II
Alla morte di Papa Innocenzo III, nel 1220, Federico II riesce a farsi incoronare imperatore da Papa Onorio III.
Federico II fondò un governo forte e accentrato. Egli, infatti, riuscì a sottomettere gli aristocratici normanni a cui tolse tutti i privilegi che avevano acquisito negli anni.
Nel 1220, durante la dieta di Capua, ordinò di abbattere tutti i castelli costruiti abusivamente e di revisionare tutti i privilegi, annullando le autonomie cittadine.
Federico II fece costruire una rete di castelli per avere il controllo di tutto il regno. Essi venivano ispezionati periodicamente dai suoi funzionari.
Tra il 1222 e il 1224, Federico II affrontò i Saraceni di Sicilia che erano diventati i padroni di diversi territori. Li sconfisse e li deportò a Lucera, dove permise loro di continuare a vivere secondo le loro abitudini e professando la religione islamica. Questa sua azione mostrò la grande tolleranza che Federico II possedeva. Dal punto di vista politico, questa mossa era stata molto favorevole. Infatti, Federico II, con questa clemenza, si era assicurato il favore e la devozione dei Saraceni che erano degli abilissimi arcieri e che diventarono le sue guardie del corpo.
Nel 1227, Papa Gregorio IX bandì la crociata in Terrasanta, ma solo nel 1228, dopo la scomunica, Federico II partì. Nel 1229 riuscì a ottenere la restituzione di Gerusalemme da parte del sultano senza ricorrere alle armi, ma con diplomazia.
Un cronista arabo racconta stupito del comportamento di Federico II, che era curioso di imparare e vedere gli usi e le tradizioni dei musulmani. Il sultano, inoltre, per rispetto all'imperatore, aveva proibito al muezzin di salire sul minareto della moschea per recitare i versi del Corano che richiamavano alla preghiera, ma Federico II si mostrò contrario a tale scelta, sostenendo che se il sultano fosse andato da lui, egli non avrebbe sospeso il suono delle campane.
Tornato dalla crociata, Federico II riprese la sua idea di riordinamento del regno con l'accentramento dei poteri, infatti nel 1231, a Melfi, emanò le Costituzioni melfitane, dove venivano esposti i principi secondo i quali voleva governare.
Egli infatti, aveva riscoperto il diritto pubblico romano, codificato nel Corpus iuris civilis di Giustiniano e, facendo riferimento a ciò, sostenne che il suo potere non derivasse dal Papa, ma da Dio. La sovranità doveva essere esercitata mediante le leggi, applicate dai giudici e nessuno, nemmeno l'imperatore, era al di sopra di esse.
Federico II, per dare notorietà alle Costituzioni melfitane e alla sua immagine di imperatore, fece anche coniare una nuova moneta d'oro chiamata augustale, dove da una parte c'era il suo volto con una corona d'alloro e dall'altra l'aquila imperiale, simbolo di vittoria.
Le ragioni del suo scontro con il papato e perché venne scomunicato più volte
Federico II, dopo la morte di Papa Onorio III, si scontrò con il suo successore, Papa Gregorio IX. Il Papa infatti, era molto preoccupato per la crescente potenza politica e militare che stava acquisendo Federico II e per questo nel 1227 indisse una nuova crociata per la Terrasanta che avrebbe dovuto essere guidata da Federico II. Il pontefice non aveva solo lo scopo di liberare Gerusalemme, ma anche quello di allontanare l'imperatore e di tenerlo occupato per parecchio tempo.
Federico II esitò per lungo tempo prima di partire poiché per lui, più che la liberazione di Gerusalemme, erano importanti gli affari del suo regno. Inoltre, l'imperatore riteneva che i musulmani fossero solo uomini con una diversa religione, piuttosto che "perfidi infedeli".
A causa di tutti questi indugi, il Papa lo scomunicò e mantenne questa scomunica anche quando Federico II partì per la crociata nel 1228. Nel 1229, il sovrano riuscì a ottenere dal sultano la restituzione di Gerusalemme praticamente senza combattere e ciò non fece piacere al Papa che avrebbe preferito degli aspri combattimenti. Federico II riteneva infatti, che solo con la diplomazia si sarebbe avuto successo e non con una guerra di conquista.
Successivamente alla lotta contro i Comuni, nel 1239, Papa Gregorio IX, spaventato dalla potenza di Federico II, usando come pretesto delle presunte angherie subite dalla chiesa nel regno di Sicilia, lo scomunicò una seconda volta.
Dopo la morte di Gregorio IX, fu eletto come pontefice Innocenzo IV, che concentrò tutte le sue forze per distruggere Federico II. Infatti, nel concilio tenutosi a Lione, nel 1245, il Papa lo scomunicò per la terza volta. Nonostante l'imperatore avesse cercato più volte di raggiungere un accordo, il Papa lo proclamò decaduto, sciogliendo tutti i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà. Inoltre, Innocenzo IV indisse una vera e propria crociata contro Federico II, mandando dei predicatori per tutto il regno che lo accusavano di colpe ignobili e che lo definivano "l'Anticristo".
Sia Gregorio IX sia Innocenzo IV scomunicarono Federico II non per ragioni religiose, ma politiche, poiché sentivano minacciati i loro territori dal suo potere.
Le ragioni per cui si scontrò con i Comuni italiani
Il progetto di Federico II di riordinare la Sicilia aveva provocato dei grandi timori in Italia Settentrionale, dove i Comuni sospettavano che l'imperatore avrebbe esteso quel modello a tutta la penisola. Per questo, Federico II entrò subito in conflitto con i Comuni.
Nel 1226, egli revocò tutte le concessioni che i Comuni erano riusciti a ottenere da Federico Barbarossa con la Pace di Costanza. A questo punto, molti comuni insieme a Gregorio IX fondarono una lega guelfa, ma Federico II con i Comuni ghibellini, nel 1237, la sconfissero a Cortenuova.
Successivamente, dopo la morte di Gregorio IX, Innocenzo IV si alleò con i Comuni ostili a Federico II. A Parma, nel 1247, l'esercito dell'imperatore, che aveva sottovalutato il suo avversario ed erano andato a una battuta di caccia, fu sconfitto clamorosamente. Federico II inoltre, in quegli anni, aveva dovuto fare delle concessioni ai feudatari tedeschi che si erano ribellati ed avevano appoggiato la lotta dei Comuni italiani. A capo di queste stesse ribellioni ci fu il suo stesso figlio, Enrico VII.
Nel 1250, Federico II morì nella totale tristezza.
I molteplici interessi culturali di Federico II
Federico II fu un imperatore con una grande apertura culturale e con una straordinaria tolleranza verso le minoranze religiose.
Federico II non stabilì mai una capitale fissa del suo regno, ma viaggiò tantissimo insieme al suo harem di concubine, spostandosi continuamente fra i castelli che fece costruire.
Egli sapeva leggere, scrivere, cantare, conosceva la musica e sapeva anche comporre poesie.
Federico II amava anche gli animali esotici come gli elefanti o i falchi.
Inoltre, l'imperatore conosceva molto bene le scienze naturali e aveva una passione per la caccia col falcone. Al giorno d'oggi, si è conservata una copia del codice dove Federico II spiegava, con l'aiuto di miniature, le abitudini delle specie di uccelli e il modo in cui allevare ed addestrare i falconi.
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