lunedì 22 marzo 2021

Sofia Gardini, 3A 2020-21: Guido Cavalcanti in Decameron VI 9

 La novella 9 della sesta giornata è ambientata a Firenze e racconta di una delle tante brigate che popolavano la città al tempo, quella di Betto Brunelleschi, che un giorno incontrò il poeta e filosofo Guido Cavalcanti che passeggiava vicino San Giovanni. Il capo brigata Betto più volte aveva tentato di coinvolgere il filosofo nella sua brigata, senza mai riuscirci. Ma anche questa volta volle ritentare insieme ai suoi compagni e così andò “a dargli briga”. 


Il protagonista di questa novella è certamente Guido Cavalcanti con la risposta che dà alla brigata, ma anche il personaggio di Betto.

Guido Cavalcanti viene descritto da Boccaccio come “uno dei migliori “logici”, un filosofo naturale; gentile nel parlare e nel comportarsi. Inoltre - specifica Boccaccio - Guido era anche ricchissimo e sapeva rendere onore a chi ne fosse degno nell’animo”. Il poeta, alla brigata che lo provoca dicendogli in sostanza “che passi a fare il tuo tempo a capire se Dio esista o no?”, risponde “Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace” e poi “posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò”.

Inizialmente la brigata non capì il senso della risposta di Cavalcanti, il quale voleva dir loro, in modo elegante come lo descrive fin dall’inizio Boccaccio, che quel cimitero e quelle arche erano casa loro, perché sprecando la loro vita a fare niente, a mangiare, bere e fare festa, erano già morti e quindi “signori” in quel cimitero. Invece Cavalcanti può “saltar via leggerissimo”, anche oltre le arche, proprio grazie a quel suo pensare continuo, come potesse superare persino la morte grazie alla sua sete di conoscenza.

Il poeta dà così una grandissima lezione di vita a tutta la brigata, che rimane stordita e lo accusa di essere uno “smemorato”: solo Betto Brunelleschi ne capisce il senso e lo spiega alla fine ai suoi compagni. Questo, secondo me, lo rende protagonista insieme a Cavalcanti. Si capisce che Betto è carismatico e intelligente: infatti riconosce il valore di Cavalcanti e lo vuole nella sua brigata, ma non soltanto, visto che alla fine capisce anche la grandezza  della risposta del filosofo poeta, “gli uomini non letterati, idioti come loro, sono già morti e dunque abitanti di quel cimitero, a differenza degli uomini scienziati che superano quella vita vuota e dunque già morta”. E dopo averlo fatto capire anche agli altri, smette di importunare Cavalcanti.


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