Una zia di Calandrino morì e gli lasciò duecento lire in contanti, per cui lui cominciò a dire che voleva comprare un podere. Ma ogni trattativa andava a monte non appena si parlava di prezzo. Bruno e Buffalmacco, informati della cosa, gli avevano più volte detto che avrebbe fatto meglio a godersi quei soldi insieme a loro. Ma non erano mai riusciti a convincerlo, neppure a offrire loro un pranzo. Perciò, un giorno, furono raggiunti da un compagno di nome Nello, pure lui pittore, a cui svelarono il motivo del loro disappunto. Così, tutti e tre insieme decisero che avrebbero dato piena soddisfazione ai propri gargarozzi a spese di quell’avaraccio. Si accordarono sul da farsi e la mattina seguente si appostarono nelle vicinanze dell’abitazione del gonzo.
Quasi subito, gli si fece incontro Nello, che iniziò a scrutarlo in viso, aggrottando un po’ le sopracciglia e chiedendogli se gli fosse successo qualcosa di notte. Queste poche parole fecero immediatamente l’effetto voluto. Calandrino, tutto preoccupato anche se non si sentiva niente di particolare, proseguì per la sua strada. Poco dopo incontrò Buffalmacco, e anche questo gli chiese la stessa cosa. Al credulone già sembrava di avere come minimo la febbre, quando gli capitò lì pure Bruno. Calandrino, sentendosi dire per tre volte e da tre persone differenti la stessa cosa, si convinse senz’altro di essere malato.
Bruno gli consigliò di mandare la sua orina al maestro Simone, con cui era in ottimi rapporti. Il dottore - d'accordo coi tre imbroglioni - fece credere a Calandrino di essere incinto, e gli disse che non c’era bisogno di preoccuparsi perché c’era un rimedio, cioè un infuso, che guariva ma che gli sarebbe costato molto. Noncurante di ciò, Calandrino accettò e per tre giorni bevve la bevanda, sentendosi guarito, mentre i tre pittori furono soddisfatti del loro scherzo.
Calandrino Incinto è la terza novella della nona giornata, che impone come tema, deciso da Emilia, quello libero, anche se le novelle sembrano riprendere gli argomenti delle giornate precedenti, tanto che ritornano anche alcuni personaggi, come appunto Calandrino, Buffalmacco e Bruno.
La novella tratta infatti di come gli “amici” di Calandrino si siano fatti beffa di lui. Ma il protagonista assoluto è Calandrino, un personaggio ingenuo, egoista, credulone e presuntuoso, che infatti proprio per queste caratteristiche diventa vittima delle beffe dei suoi “amici” pittori. Forse Boccaccio cerca di creare nei confronti di questo personaggio infantile e sciocco la simpatia del lettore, che lo vede come una persona capace di immaginare cose e situazioni eccezionali.
Inoltre lo scrittore ci suggerisce che non sempre bisogna fidarsi, e che bisogna scegliere con cura i propri amici, perché a volte anche loro ci possono pugnalare alle spalle.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.