lunedì 12 aprile 2021

Sara Pagnozzi, 3A 2020-21: La novella dei due Guglielmi, Decameron IV 9

 Guglielmo Rossiglione fa mangiare alla moglie il cuore di Guglielmo Guardastagno, da lui ucciso perché da lei amato. Quando la donna scopre quale cibo le è stato propinato, si getta da una finestra ed è sepolta con il suo amante.

  • In Provenza vissero un tempo due nobili cavalieri, Guglielmo Rossiglione e

           Guglielmo Guardastagno, entrambi signori di castelli e di vassalli.

  • Erano grandi amici ed eccellevano nell’esercizio delle armi e, infatti, avevano l’abitudine di partecipare insieme a ogni torneo e a ogni occasione in cui potevano mettere in mostra la loro abilità.

  • Nonostante la solida amicizia che li univa, successe che il Guardastagno si innamorò perdutamente della bellissima moglie del Rossiglione. 

  • Il cavaliere innamorato trovava mille pretesti per presentarsi al castello dell’amico e faceva di tutto perché la donna si accorgesse di quel suo sentimento. 

  • Quando lei lo comprese, cominciò a vedere quel gentiluomo sotto un’altra luce e finì con l'innamorarsi perdutamente di lui, al punto da volere che lui stesso si facesse avanti in modo esplicito.

  • Ben presto, quell’amore divenne per entrambi una fonte di grandi e frequenti piaceri concreti.

  • Dal momento che la passione fece loro dimenticare la prudenza, il Rossiglione venne presto a conoscenza di quella storia adultera e si sdegnò moltissimo per quel doppio tradimento. 

  • L’amicizia e l’affetto che provava per il Guardastagno si tramutarono ben presto in odio. Ma, nonostante avesse già deciso di fargliela pagare con la vita, il cavaliere tradito pensò bene di tenere nascosto il suo stato d’animo.

  • L’occasione per la sua vendetta si presentò quando in Francia fu bandito un grandioso torneo. Il Rossiglione mandò a dire al Guardastagno di raggiungerlo appena possibile, per parlare dell'importante gara.

  • L’altro gli rispose con entusiasmo che l’indomani sarebbe senz’altro andato a

cenare da lui.

  • Il Rossiglione pensò che fosse giunto il momento opportuno per ucciderlo, così il giorno seguente decise di tendergli un agguato nel bosco dove sarebbe dovuto passare per forza per recarsi al castello dell’amico. 

  • Dopo averlo atteso a lungo, finalmente lo avvistò e vide che sia lui sia i due servi al suo seguito erano disarmati. 

  • Lo lasciò avvicinare, poi, con la lancia alzata per colpire, si avventò su di lui. 

Il Guardastagno, dopo esser stato trapassato dalla lancia, cadde al suolo e in pochi attimi morì.

  • A quel punto, il Rossiglione con un coltello gli squarciò il torace e a mani nude gli strappò il cuore, che poi consegnò, avvolto nella banderuola della lancia, a uno dei suoi uomini.

  • Intimò a tutti di non fare parola di quanto era successo e tornò nel suo castello.

  • Sua moglie, sapendo che l’amante quella sera era stato invitato a cena, si meravigliò molto nel vedere che suo marito era tornato solo. 

  • Domandò quindi al Rossiglione perché mai il Guardastagno non fosse ancora arrivato e questo rispose che non poteva essere presente quella sera.

  • La notizia non fece certo piacere alla donna, che tuttavia seppe dissimulare la

            propria delusione.

  • Il cavaliere fece allora chiamare un cuoco, gli ordinò di cucinare il cuore del Guardastagno nella maniera migliore e di servirlo in una ciotola d’argento. 

  • Il cuoco, obbedendo agli ordini del signore, lo sminuzzò, lo insaporì con abbondanti spezie e ne fece un piatto delizioso. 

  • Quando fu arrivata l’ora di cena, Guglielmo si mise a tavola con la moglie.

  • Preoccupato com’era per il delitto che aveva compiuto, delle prime portate mangiò poco o nulla. Quando arrivò la pietanza preparata con il cuore, ordinò di metterla davanti alla moglie.

  • La moglie, a cui non mancava l’appetito, lo assaggiò e, siccome era saporito, lo mangiò tutto di gran gusto.

  • Terminata la cena, l’uomo confessò alla moglie che quello che aveva mangiato era il cuore di colui che, da sgualdrina quale era, aveva tanto amato. 

  • Disse anche, che era stato lui stesso a strapparglielo dal petto a mani nude. 

  • Udite queste parole, la donna rimase impietrita per un bel po’, poi disse al marito che si era reso protagonista di un’azione ingiusta e malvagia e che era stata lei, senza essere minimamente forzata, ad amare il cavaliere e a recare oltraggio al marito. 

  • Disse inoltre che le aveva fatto mangiare il cibo più nobile che ci potesse essere: il cuore di un cavaliere tanto valoroso e tanto virtuoso quanto lo era stato Guglielmo Guardastagno. 

  • Detto ciò si alzò in piedi e, con fredda determinazione, si gettò da una finestra che era alle sue spalle e che si trovava a grande altezza da terra. 

  • Messer Guglielmo, vedendo questa scena, si turbò molto e, temendo la punizione della gente e del conte di Provenza, fatti sellare i cavalli, fuggì. 

  • La mattina seguente gli abitanti dei due castelli, con grandissimo dolore e pianto, presero i corpi dei due amanti e li portarono nella chiesa del castello di lei, dove furono deposti in un unico sepolcro. 

  • Un poeta anonimo scrisse poi alcuni versi che furono riportati come epitaffio sul sarcofago, perché chiunque potesse sapere chi fossero i due defunti e perché avessero perso la vita. 



COMMENTO

La nona novella, raccontata durante la quarta giornata del Decameron, ha per protagonisti due nobili cavalieri, Guglielmo Rossiglione e Guglielmo Guardastagno, e una giovane donna, moglie del Rossiglione. Quest’ultima è vittima di una pressione maschile, quella del marito, perché ha violato le leggi maschili dell’amore ed è andata contro le regoli morali imposte dalla società dell’epoca, pretendendo di poter scegliere lei chi amare. 

Visto che a quei tempi i matrimoni erano combinati, la donna non aveva il diritto di sposare l’uomo di cui era realmente innamorata. Per questo, nel momento in cui la moglie del Rossiglione sceglie come amante il Guardastagno, per la prima volta è libera di prendere una scelta dettata dal cuore e dal sentimento.

La donna, dunque, è schiacciata tra l’amore, che prova per il suo amato, e le regole morali della società.

L’omicidio compiuto da Guglielmo Rossiglione è terribilmente efferato e brutale: il cavaliere tradito, infatti, non si limita ad uccidere l’amante di sua moglie, ma gli strappa il cuore dal petto e lo fa mangiare a sua moglie. 

Dimostrando tutta questa violenza e crudeltà, il cavaliere finisce con il passare dalla parte della ragione alla parte del torto, perché assume un atteggiamento che va contro natura.

La novella si conclude in modo tragico, perché l’unico modo che la donna ha per affermare la sua volontà è il suicidio, dato che in questo nessuno può impedirle di scegliere per la sua vita. 

Alla fine i due amanti ottengono ciò che è stato loro negato: non hanno potuto vivere il loro amore, ma, dal momento che vengono seppelliti insieme, insieme potranno stare per l’eternità.


Benedetta Monteleone, 3A 2020-21: La condizione della donna dall'Antichità a oggi





 








giovedì 25 marzo 2021

S. Pagnozzi, 3A 2020-21: La condizione della donna dall'antichità al Rinascimento

 IERI & OGGI

Fra tutela e libertà: la condizione della donna 


L’ALTRA METÀ’ DEL CIELO

Nel corso della storia gli uomini hanno sempre parlato delle donne attraverso il mito e la raffigurazione artistica, ma raramente hanno consentito loro di esprimersi in prima persona.

  • L’antichità assegnò alle donne mansioni subordinate, ma allo stesso tempo riconobbe e venerò la loro capacità di dare la vita.

  • Fin dal Paleolitico nel bacino del Mediterraneo fu comune a molti popoli il culto di una grande dea madre→ potente divinità femminile identificata con la Terra e considerata creatrice di tutto l’universo. 

  • Questa dea compare in tante culture con nomi diversi:

  • culto di Cibele in area anatolica;

  • culto di Gea e Demetra nel mondo greco;

  • culto della Magna Mater nel mondo latino.

Con l’invenzione della metallurgia, e la conseguente diffusione di divinità maschili, cominciò una nuova fase, caratterizzata per le donne da una condizione di marginalità destinata a perpetuarsi nel tempo. 


LO SPLENDIDO MALANNO: LA DONNA NELLA GRECIA ARCAICA 

Fin dalle origini della civiltà occidentale, la cultura maschile guardò alla donna con un atteggiamento di profonda ambivalenza, diviso tra fascinazione e diffidenza verso una creatura considerata come un male necessario

A tal proposito, il poeta greco Esiodo racconta con il mito di Pandora la nascita del genere femminile.

  • Il titano Prometeo, amico degli uomini, rubò il fuoco, che possedevano solo gli dei, e lo diede agli uomini. 

  • Zeus si adirò moltissimo per questa infrazione e punì duramente Prometeo, incatenandolo alle rocce del Caucaso e mandondogli un’aquila che tutti i giorni gli mangiava il fegato. 

  • Zeus decise di punire soprattutto gli uomini, i quali vivevano felici e beati solo tra maschi.

  • Dunque fece creare agli dei una creatura, che era attraente come una dea ma mortale, che fu chiamata Pandora, in quanto era adorna per dono divino di tutti i doni.

  • Era dunque destinata a piacere moltissimo agli uomini, ma inviata dagli dei, perché agli uomini avrebbe procurato infinito dolore

  • La donna fu mandata sulla Terra, con il vaso di Pandora, in cui erano contenuti tutti i mali e tutte le sofferenze.

  • Pandora non sapeva cosa conteneva ma le era stato proibito di aprirlo. 

  • Spinta dalla curiosità, contravvenne all’ordine che le era stato dato e aprì il vaso e tutti i mali, che prima gli uomini non conoscevano, si abbatterono sull’umanità, tranne la speranza, che rimase sul bordo del vaso.


Dunque com’era considerata la donna nella Grecia arcaica? La donna era considerata come un dono degli dei, fatto agli uomini per punirli, in quanto causa di tutti i mali che affliggono l’umanità. Donna→ portatrice di dolore e sofferenza

La misoginia (atteggiamento di ostilità e diffidenza verso le donne) trova una delle sue più antiche testimonianze letterarie nella Satira delle donne di Semonide di Amorgo.

  • Dieci tipi di donne vengono paragonate dal poeta ad altrettanti animali e sono tutte connotate in senso negativo. Fatta eccezione per la donna-ape. 


C’erano comunque delle poetesse? La poetessa Saffo nei suoi versi sostiene la priorità dell’amore rispetto alla gloria guerriera e esprime una visione del mondo prettamente femminile. 


LA CONDIZIONE FEMMINILE NEL MONDO GRECO

Società greca pre-cittadina→ la donna, pur sottomessa all’uomo, godeva comunque di una parziale autonomia anche come amministratrice del patrimonio.

A partire dal V secolo a.C.→ la donna si ritrovò priva di diritti politici e giuridici e a dover dipendere per tutta la vita dall’autorità maschile di un tutore (padre o marito).

  • Le donne di buona famiglia erano segregate in casa, in una zona particolare chiamata gineceo, e potevano uscire solo in occasione delle feste religiose. 

  • Non avevano personalità giuridica, il diritto di amministrare il loro patrimonio e di ereditare dei beni. Infatti, erano considerate delle eterne bambine

  • Alla loro nascita, sempre se non venivano abbandonate, i loro genitori si accordavano con il futuro marito. Questo comportava una differenza tra marito e moglie di almeno vent’anni.

  • Al primo ciclo mestruale venivano mandate a casa del marito. Il matrimonio aveva funzione puramente procreativa.

  • L’età media di una donna era circa trent’anni, perché iniziava a partorire tra i 12 e i 13 anni.

  • L’alternativa era essere una schiava. Le schiave, così come le straniere e le donne di basso rango, godevano infatti di una maggiore libertà e potevano evadere dallo spazio domestico.

  • Molte di queste rispondevano ai bisogni maschili di natura sessuale. L’uomo greco, infatti, ospitava in casa sua una o più concubine da cui si aspettava un rapporto sessuale stabile. 

  • C’erano poi le cortigiane, donne spesso colte e raffinate, esperte in diversi ambiti della cultura, che accompagnavano l’uomo nei banchetti e nelle occasioni sociali. 

           Queste costavano molto e avevano una clientela più selezionata

  • In rarissimi casi, riuscivano a legarsi a un uomo potente, che ne aveva l’esclusiva. 

 

I MODELLI FEMMINILI A ROMA

  • Le donne a Roma godevano di una maggiore libertà, pur vivendo all’interno di una struttura sociale rigidamente patriarcale

  • Sul piano giuridico, però, rimasero prive di diritti e soggette all’autorità prima del padre e poi del marito.

  • La virtù femminile principale era la pudicitia o castitas→ fedeltà sessuale, finalizzata a preservare la stirpe e la trasmissione del patrimonio a eredi legittimi.

  • Un frammento dell’orazione De dote di Catone attesta chiaramente la disparità della morale sessuale tra i due sessi. Mentre le donne colte in adulterio potevano addirittura essere uccise, gli uomini che commettevano un adulterio non potevano nemmeno essere sfiorati. 

  • Il prototipo della matrona (buona moglie e brava madre) lo ritroviamo nella legislatura moralizzatrice di Augusto. Egli combatté i matrimoni senza figli e l’adulterio con disposizioni quali la Lex Iulia de maritandis e la Lex Papia Poppea nuptialis.



UNA PROGRESSIVA EMANCIPAZIONE

  • A partire dalla fine del II secolo a.C., la condizione femminile a Roma evolse verso una progressiva emancipazione dall’autorità maschile. 

  • Avvenne il passaggio dal matrimonio cum manu al matrimonio sine manu, in cui alla donna era permesso mantenere la titolarità della sua dote. Inoltre, si diffuse la pratica del divorzio consensuale

  • A tal proposito, le poesie di Catullo sostengono l’importanza di un matrimonio fondato su un sincero legame affettivo e sull’attrazione reciproca.

  • Emersero anche voci isolate di donne raffinate e colte, le quali entrarono da protagoniste negli ambienti letterari:

  • Ortensia, figlia dell’oratore Quinto Ortensio Ortalo;

  • Sulpicia, a cui sono attribuite delle liriche di età augustea.


LA NUOVA MORALE DEL CRISTIANESIMO

  • Nell’età tardo-antica il cristianesimo intervenne a modificare la visione della donna e del rapporto tra i sessi.

  • La predicazione di Cristo riconobbe alle donne una dignità sconosciuta alla cultura ebraica, sostenendo l’uguaglianza dei sessi

  • Tuttavia nella predicazione di Paolo di Tarso c’erano degli accenni al fatto che la donna debba essere sottomessa all’uomo e guidata da questo.

  • Nelle prime comunità cristiane si diffuse la pratica della castità, affiancata a una rivalutazione del vincolo familiare.

  • Raramente questo nuovo atteggiamento comportò un miglioramento effettivo della condizione della donna, che Tertulliano definì diaboli ianua e Sant’Agostino descrisse come uno strumento necessario alla procreazione. 


LA DONNA NEL MEDIOEVO: TRA EVA E MARIA

Alto Medioevo→ la donna è vista come uno strumento diabolico, che induce gli uomini alla tentazione (figura biblica di Eva).

Basso Medioevo→ a Eva si contrappone Maria, immagine della donna salvifica, in grado di sconfiggere con la sua purezza i peccati del genere umano e fare da tramite con il divino.

Dove si rispecchia questo mutamento nella letteratura?

  • romanzi bretoni;

  • lirica provenzale, in cui viene teorizzato il fin’amor (amore che raffina e nobilita l’animo);

  • Stilnovo, che fa della donna una figura angelicata e spirituale.

Le numerosissime liriche di elogio alla donna raffigurano la figura femminile come un insieme di virtù fisiche e morali in grado di elevare spiritualmente l’innamorato.

  • Nella novellistica tardo-medievale e in particolare nel Decameron di Boccaccio c’è una visione più laica e libera della donna e dell’amore.


DAL RINASCIMENTO ALLA CACCIA ALLE STREGHE

La rinascita culturale che interessò l’Europa nei secoli XV e XVI fa delle donne delle fruitrici e delle produttrici di cultura.

  • Ai signori si affiancano le dame di corte, che ne sostengono il mecenatismo (tendenza a favorire la cultura). 

  • Alcune donne letterate reinterpretano i modelli lirico correnti. 

  • In ambito artistico, assume particolare importanza la figura di Artemisia Gentileschinei primi decenni del Seicento imporrà all’attenzione di illustri committenti la sua maniera pittorica.


L’età della Controriforma sembra però segnare un regresso nella percezione culturale della donna, spesso vista come una creatura debole e da perseguitare.

  • Levatrici e guaritrici furono processate dall’Inquisizione come streghe e bruciate sui roghi con l’accusa di intrattenere rapporti con il demonio.

M. Mortelliti, 3A 2020-21: La condizione della donna dall'Antichità al Rinascimento









 

G. Massari, 3A 2020-21: La condizione della donna dall'Antichità al Rinascimento








 

Sara Crispino, 5H 2021-22: La cavalla storna di Pascoli e il rapporto tra letteratura e giustizia

Nell'articolo Pascoli spiegato dai ragazzi,  pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 2012, l’autrice Melania Mazzucco spiega come...