domenica 2 maggio 2021

Miriam Asif, 3A 2020-21: M. Santagata, Il copista. Un venerdì di Francesco Petrarca

 Un brano significativo:

L'inchiostro si era addensato, andava diluito. A questo scopo conservava nell'armadio dei libri una fiala d'acqua purissima. Si appoggiò sui braccioli dello scranno per alzarsi, e non ci riuscì. Per quanto puntasse i piedi sul pavimento, le gambe non rispondevano, sembravano prive di sensibilità. Si disse subito che era colpa del troppo vino, ma questa spiegazione del tutto verosimile non riuscì a scacciare il terrore di morire da cui, immediatamente, era stato afferrato. Quando quel terrore lo assaliva, non c'era rimedio alcuno. Gli si stringeva la bocca dello stomaco. A volte vomitava, e faceva anche di peggio. Si convinse, con assoluta certezza, che non avrebbe rivisto il giorno dopo, che quelle erano le sue ultime ore. La solitudine lo spaventò. Aveva bisogno di vedere un essere vivente, di esercitare ancora le sue facoltà vitali.” 

(pagina 125)



Petrarca viene descritto, come si può vedere anche dal breve brano, nella sua totale umanità, in uno dei suoi più bui periodi della vecchiaia.

Egli infatti, dopo aver vissuto una giovinezza spensierata e sana, si ritrova solo con se stesso e con le sue sofferenze psicologiche e fisiche. La vecchiaia difatti gli ha portato dei terribili disturbi intestinali e acidità di stomaco, che vengono accompagnati alle sue paure e alle sue emozioni: prova tanta tristezza a causa delle morti del figlio Giovanni, del nipote Francesco, Laura, sua principale musa ispiratrice, ed infine del suo amico copista, ma anche tanta rabbia nei confronti della peste che glieli ha strappati via. Si sente così perso da smettere di credere nella sopravvivenza dell’anima, a cui aveva sempre creduto. 

Prova così una costante paura di non poter riaprire più gli occhi il giorno dopo, una sensazione che gli provoca un grande vuoto. Egli ormai si ritrova a vivere delle giornate pressoché identiche e piatte, piene di rammarico per il passato, e di paura per il futuro. Il suo unico desiderio è quello di incontrare altre persone e stare in loro compagnia per sentirsi ancora “vivo”. 


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