Archivio di analisi e riflessioni degli alunni di alcune sezioni del Liceo Laura Bassi: italiano, latino, storia
venerdì 26 marzo 2021
giovedì 25 marzo 2021
S. Pagnozzi, 3A 2020-21: La condizione della donna dall'antichità al Rinascimento
IERI & OGGI
Fra tutela e libertà: la condizione della donna
L’ALTRA METÀ’ DEL CIELO
Nel corso della storia gli uomini hanno sempre parlato delle donne attraverso il mito e la raffigurazione artistica, ma raramente hanno consentito loro di esprimersi in prima persona.
L’antichità assegnò alle donne mansioni subordinate, ma allo stesso tempo riconobbe e venerò la loro capacità di dare la vita.
Fin dal Paleolitico nel bacino del Mediterraneo fu comune a molti popoli il culto di una grande dea madre→ potente divinità femminile identificata con la Terra e considerata creatrice di tutto l’universo.
Questa dea compare in tante culture con nomi diversi:
culto di Cibele in area anatolica;
culto di Gea e Demetra nel mondo greco;
culto della Magna Mater nel mondo latino.
Con l’invenzione della metallurgia, e la conseguente diffusione di divinità maschili, cominciò una nuova fase, caratterizzata per le donne da una condizione di marginalità destinata a perpetuarsi nel tempo.
LO SPLENDIDO MALANNO: LA DONNA NELLA GRECIA ARCAICA
Fin dalle origini della civiltà occidentale, la cultura maschile guardò alla donna con un atteggiamento di profonda ambivalenza, diviso tra fascinazione e diffidenza verso una creatura considerata come un male necessario.
A tal proposito, il poeta greco Esiodo racconta con il mito di Pandora la nascita del genere femminile.
Il titano Prometeo, amico degli uomini, rubò il fuoco, che possedevano solo gli dei, e lo diede agli uomini.
Zeus si adirò moltissimo per questa infrazione e punì duramente Prometeo, incatenandolo alle rocce del Caucaso e mandondogli un’aquila che tutti i giorni gli mangiava il fegato.
Zeus decise di punire soprattutto gli uomini, i quali vivevano felici e beati solo tra maschi.
Dunque fece creare agli dei una creatura, che era attraente come una dea ma mortale, che fu chiamata Pandora, in quanto era adorna per dono divino di tutti i doni.
Era dunque destinata a piacere moltissimo agli uomini, ma inviata dagli dei, perché agli uomini avrebbe procurato infinito dolore.
La donna fu mandata sulla Terra, con il vaso di Pandora, in cui erano contenuti tutti i mali e tutte le sofferenze.
Pandora non sapeva cosa conteneva ma le era stato proibito di aprirlo.
Spinta dalla curiosità, contravvenne all’ordine che le era stato dato e aprì il vaso e tutti i mali, che prima gli uomini non conoscevano, si abbatterono sull’umanità, tranne la speranza, che rimase sul bordo del vaso.
Dunque com’era considerata la donna nella Grecia arcaica? La donna era considerata come un dono degli dei, fatto agli uomini per punirli, in quanto causa di tutti i mali che affliggono l’umanità. Donna→ portatrice di dolore e sofferenza.
La misoginia (atteggiamento di ostilità e diffidenza verso le donne) trova una delle sue più antiche testimonianze letterarie nella Satira delle donne di Semonide di Amorgo.
Dieci tipi di donne vengono paragonate dal poeta ad altrettanti animali e sono tutte connotate in senso negativo. Fatta eccezione per la donna-ape.
C’erano comunque delle poetesse? La poetessa Saffo nei suoi versi sostiene la priorità dell’amore rispetto alla gloria guerriera e esprime una visione del mondo prettamente femminile.
LA CONDIZIONE FEMMINILE NEL MONDO GRECO
Società greca pre-cittadina→ la donna, pur sottomessa all’uomo, godeva comunque di una parziale autonomia anche come amministratrice del patrimonio.
A partire dal V secolo a.C.→ la donna si ritrovò priva di diritti politici e giuridici e a dover dipendere per tutta la vita dall’autorità maschile di un tutore (padre o marito).
Le donne di buona famiglia erano segregate in casa, in una zona particolare chiamata gineceo, e potevano uscire solo in occasione delle feste religiose.
Non avevano personalità giuridica, il diritto di amministrare il loro patrimonio e di ereditare dei beni. Infatti, erano considerate delle eterne bambine.
Alla loro nascita, sempre se non venivano abbandonate, i loro genitori si accordavano con il futuro marito. Questo comportava una differenza tra marito e moglie di almeno vent’anni.
Al primo ciclo mestruale venivano mandate a casa del marito. Il matrimonio aveva funzione puramente procreativa.
L’età media di una donna era circa trent’anni, perché iniziava a partorire tra i 12 e i 13 anni.
L’alternativa era essere una schiava. Le schiave, così come le straniere e le donne di basso rango, godevano infatti di una maggiore libertà e potevano evadere dallo spazio domestico.
Molte di queste rispondevano ai bisogni maschili di natura sessuale. L’uomo greco, infatti, ospitava in casa sua una o più concubine da cui si aspettava un rapporto sessuale stabile.
C’erano poi le cortigiane, donne spesso colte e raffinate, esperte in diversi ambiti della cultura, che accompagnavano l’uomo nei banchetti e nelle occasioni sociali.
Queste costavano molto e avevano una clientela più selezionata.
In rarissimi casi, riuscivano a legarsi a un uomo potente, che ne aveva l’esclusiva.
I MODELLI FEMMINILI A ROMA
Le donne a Roma godevano di una maggiore libertà, pur vivendo all’interno di una struttura sociale rigidamente patriarcale.
Sul piano giuridico, però, rimasero prive di diritti e soggette all’autorità prima del padre e poi del marito.
La virtù femminile principale era la pudicitia o castitas→ fedeltà sessuale, finalizzata a preservare la stirpe e la trasmissione del patrimonio a eredi legittimi.
Un frammento dell’orazione De dote di Catone attesta chiaramente la disparità della morale sessuale tra i due sessi. Mentre le donne colte in adulterio potevano addirittura essere uccise, gli uomini che commettevano un adulterio non potevano nemmeno essere sfiorati.
Il prototipo della matrona (buona moglie e brava madre) lo ritroviamo nella legislatura moralizzatrice di Augusto. Egli combatté i matrimoni senza figli e l’adulterio con disposizioni quali la Lex Iulia de maritandis e la Lex Papia Poppea nuptialis.
UNA PROGRESSIVA EMANCIPAZIONE
A partire dalla fine del II secolo a.C., la condizione femminile a Roma evolse verso una progressiva emancipazione dall’autorità maschile.
Avvenne il passaggio dal matrimonio cum manu al matrimonio sine manu, in cui alla donna era permesso mantenere la titolarità della sua dote. Inoltre, si diffuse la pratica del divorzio consensuale.
A tal proposito, le poesie di Catullo sostengono l’importanza di un matrimonio fondato su un sincero legame affettivo e sull’attrazione reciproca.
Emersero anche voci isolate di donne raffinate e colte, le quali entrarono da protagoniste negli ambienti letterari:
Ortensia, figlia dell’oratore Quinto Ortensio Ortalo;
Sulpicia, a cui sono attribuite delle liriche di età augustea.
LA NUOVA MORALE DEL CRISTIANESIMO
Nell’età tardo-antica il cristianesimo intervenne a modificare la visione della donna e del rapporto tra i sessi.
La predicazione di Cristo riconobbe alle donne una dignità sconosciuta alla cultura ebraica, sostenendo l’uguaglianza dei sessi.
Tuttavia nella predicazione di Paolo di Tarso c’erano degli accenni al fatto che la donna debba essere sottomessa all’uomo e guidata da questo.
Nelle prime comunità cristiane si diffuse la pratica della castità, affiancata a una rivalutazione del vincolo familiare.
Raramente questo nuovo atteggiamento comportò un miglioramento effettivo della condizione della donna, che Tertulliano definì diaboli ianua e Sant’Agostino descrisse come uno strumento necessario alla procreazione.
LA DONNA NEL MEDIOEVO: TRA EVA E MARIA
Alto Medioevo→ la donna è vista come uno strumento diabolico, che induce gli uomini alla tentazione (figura biblica di Eva).
Basso Medioevo→ a Eva si contrappone Maria, immagine della donna salvifica, in grado di sconfiggere con la sua purezza i peccati del genere umano e fare da tramite con il divino.
Dove si rispecchia questo mutamento nella letteratura?
romanzi bretoni;
lirica provenzale, in cui viene teorizzato il fin’amor (amore che raffina e nobilita l’animo);
Stilnovo, che fa della donna una figura angelicata e spirituale.
Le numerosissime liriche di elogio alla donna raffigurano la figura femminile come un insieme di virtù fisiche e morali in grado di elevare spiritualmente l’innamorato.
Nella novellistica tardo-medievale e in particolare nel Decameron di Boccaccio c’è una visione più laica e libera della donna e dell’amore.
DAL RINASCIMENTO ALLA CACCIA ALLE STREGHE
La rinascita culturale che interessò l’Europa nei secoli XV e XVI fa delle donne delle fruitrici e delle produttrici di cultura.
Ai signori si affiancano le dame di corte, che ne sostengono il mecenatismo (tendenza a favorire la cultura).
Alcune donne letterate reinterpretano i modelli lirico correnti.
In ambito artistico, assume particolare importanza la figura di Artemisia Gentileschi→ nei primi decenni del Seicento imporrà all’attenzione di illustri committenti la sua maniera pittorica.
L’età della Controriforma sembra però segnare un regresso nella percezione culturale della donna, spesso vista come una creatura debole e da perseguitare.
Levatrici e guaritrici furono processate dall’Inquisizione come streghe e bruciate sui roghi con l’accusa di intrattenere rapporti con il demonio.
M. Brusori, 3A 2020-21: La condizione della donna dall'Antichità a oggi
OGGI
Nel 1791 Olympe de Gouges pubblica “nell’età delle rivoluzioni” la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, preso in considerazione come il manifesto dell’uguaglianza tra i sessi. Un’altra figura importante è Mary Wollstonecraft che incolpa i maschi definendoli come prime cause della loro emarginazione.
Nell’800 vi è la protesta da parte di un gruppo di lavoratrici, le suffragette (suffragio). Le autorità risposero con metodi violenti e di repressione. Dalla prima guerra mondiale in poi inizia ad essere possibile il diritto di voto per le donne (in Italia nel 1946).
Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento il movimento femminista inizia ad essere sempre più forte portando avanti numerose cause: battaglie per il divorzio avvalendosi di nuovi modi di vestire anche provocatori che sottolineano il voler la libertà di decisione sul proprio corpo, la diffusione dei metodi contraccettivi e l’interruzione della gravidanza.
Dopo aver raggiunto vari obiettivi, i movimenti femminili contemporanei si impegnano nella rivendicazione delle pari opportunità nel mondo del lavoro come anche nella rappresentanza politica (uguaglianza di trattamento tra i sessi). Nel mondo occidentale rimangono comunque diversi stereotipi e discriminazioni in particolare nell’uso del linguaggio e delle immagini: il corpo femminile viene spesso mostrato come merce affianco ad altre merci per invogliare l’acquisto per esempio. Nei Paesi in via di sviluppo invece la situazione è più drammatica perché vi sono ancora pratiche arcaiche crudeli nei confronti delle donne e delle bambine.
Sara Crispino, 5H 2021-22: La cavalla storna di Pascoli e il rapporto tra letteratura e giustizia
Nell'articolo Pascoli spiegato dai ragazzi, pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 2012, l’autrice Melania Mazzucco spiega come...

-
Nell'articolo Pascoli spiegato dai ragazzi, pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 2012, l’autrice Melania Mazzucco spiega come...
-
Guglielmo Rossiglione fa mangiare alla moglie il cuore di Guglielmo Guardastagno, da lui ucciso perché da lei amato. Quando la donna scopr...
-
Il brano “Il concilio dei demoni” tratto dall’opera La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso descrive il concilio voluto da Satana per dec...